lunedì 21 marzo 2011

Recco-l'ospedale-le menzogne-i bugiardi e chi "conta" veramente.......



La "sporca" storia dell'ospedale di Recco deve essere rivista togliendo di mezzo il mare di menzogne che si riversa da anni sulle pagine dei quotidiani.
Non si comprende se i giornalisti ci "facciano" oppure siano incapaci di comprendere la realtà dei fatti poichè continuano a scrivere sciocchezze che costringono la popolazione a muoversi manifestando e partecipando a riunioni di nessuna utilità.
Già nel 1999 l'ospedale di Recco era posto sul mercato così come molti altri beni delle ASL sui quali si era posta l'attenzione delle società private che stavano attendendo la "putrefazione" del cadavere della sanità pubblica.
Per quanto attiene ai pubblici amministratori, siano essi di cdx o di csx, nessuna speranza può essere riposta nella loro capacità di comprendere poichè sono quasi tutti affetti da demenza endemica (per questo sono scelti da sistema !!) e distratti da interessi personali di varia natura.............
Vediamo quindi di fare un po' di "luce" che possa aiutare a comprendere ciò che accade nella sanità:
L'immagine che segue mostra come la COMMISSIONE EUROPEA possa "spostare" a suo piacimento la posizione "ideologica" dei singoli stati in una direzione scelta dalla stessa Commissione.

Per quanto attiene alla sanità, la Commissione ha deciso di trasformare il modello da "pubblico" in "privato" e tutto quanto accade, non solo a Recco, risponde a questo dettato e nessun ministro del governo di Roma e nessun assessore regionale può avere spazio di intervento..
Per esemplificare ulteriormente, basta ricordare l'attuale situazione dei cantieri navali (Riva Trigoso è uno dei casi) che la Commissione ha deciso di trasferire in altri stati togliendoli all'Italia e ad altre nazioni; in questo caso il "potere decisionale" del ministro, del presidente di regione e di tutti gli altri soggetti politici è "NULLO"!


Che cos'è la "COMMISSIONE EUROPEA" ?
E' una istituzione dell'Unione Europea composta da BUROCRATI non "eletti" che rappresentano tutti gli stati e che sono al "servizio" delle Lobbyes di capitali che organizzano e orientano i lavori dei singoli governi (inutili) dei singoli stati, che sono "obbligati" a seguirne le linee.
Il Parlamento Europeo è costituito di parlamentari eletti che non hanno alcuna influenza sui dettati della Commissione ma sono solo li a rappresentare, se stessi e i partiti che ne guadagnano nei finanziamenti. 

Torniamo alla questione dell'ospedale di Recco:



Questo è l'ospedale di Recco la mattina del 21 marzo 2011, all'inizio del trasferimento dei materiali per "finita funzione" ospedaliera e prossima funzione speculativa assistenziale..............


I cartelli degli "inconsapevoli" manifestanti che credono di aver individuato i "responsabili" della dismissione nelle persone di Montaldo, Capurro & co. che non sono altro se non dei poveri burattini al "servizio" dei dettati della Commissione Europea.


La ditta incaricata dalla ASL del trasferimento dei materiali inizia il suo lavoro.


I materiali da trasferire sono già pronti sul piazzale e i manifestanti (veramente pochi !) portano cartelli con Montaldo a testa in giù..............intanto lui, per il "servigio" che rende alla Commissione Europea, si guadagno oltre 200.000 euro all'anno presi, ovviamente, dalle tasche dei cittadini !


Certo che nelle pubblicità che presto mostreranno la "Casa di cura privata" l'immobile
si presenta assai bene !!  Luminoso, con ampio spazio anteriore, struttura solida e in ordine..... 


Una manifestante che spiega  ciò che crede di aver capito.................


Ecco ancora Montaldo a testa in giù come se potesse fare qualche cosa proprio lui che lavora per i privati.................a favore della chiusura così come ben sanno la maggioranza e l'opposizione del comune di Recco !



Eccolo il "baffo curato" assessore - inutile - alla sanità della regione......è molto deludente pensare che il "popolo" creda nelle sue parole che sono solo propaganda e nulla più !


Questi due "sciocchi" sono Capurro, sindaco, e Gandolfo, assessore......................in questa foto mostrano bene l'unica cosa che possono fare : la macchietta e il "travestito", dato che contano "ZERO"!
Finchè il popolo non comprende quanto valgono veramente sul piano decisionale, i drammi si riproporranno costantemente; non sarà solo l'ospedale il "problema"!


Questo potrebbe essere il prossimo padrone della struttura da privatizzare....................


Questi due "sig. nessuno", Bersani e Penati, escono dal colloquio avuto nell'edificio alle loro spalle, dove hanno trattato, tra le altre cose, della privatizzazione degli ospedali e suggerendo il loro "referente" privato.
Qual'è l'edificio ?
Ovviamente il San Raffaele di Milano di Don Verzè................dove maggioranza e opposizione fanno "lauti affari"
Anche il San Raffaele vuole l'ospedale di Recco !!!


Il signore qui sotto, ha un suo particolare "referente privato" che sta tentando di suggerire a Burlando/Montaldo...............potrebbe non spuntarla !


Chi è questa signora ?
L'unica alla quale il popolo avrebbe potuto rivolgere la sua "supplica" contro la chiusura....................ma il popolo, distratto dalle menzogne dei politici, non sa nemmeno chi sia e dove abbia gli uffici !!!!


E' "potentissima", la numero "UNO" al mondo per quanto attiene la sanità !
Abita a "quattro passi" da Recco...........................

Un particolare di cui si deve tener conto riguarda poi il cosiddetto "Silos del Liceo" e la "necessità" di eliminare la scalinata rossa.
Una delle società interessate all'ex ospedale ha preliminarmente richiesto il silos con un passaggio diretto alla struttura di accoglienza  e la soc. Lago (titolare della richiesta di concessione) ha inserito nella sua compagine sociale un elemento "nuovo" !!!! 

venerdì 11 marzo 2011

AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE E “COSCHE D'AFFARI” !!!!!!!!!!



Nello stesso momento in cui il ministro degli interni scioglie l'amministrazione comunale di Bordighera e il SECOLO XIX, a pag. 6 dell'edizione odierna, ricorda le altre amministrazioni liguri certamente infiltrate di mafia, va in scena la patetica rappresentazione dei “pubblici amministratori” che si mostrano disponibili a fare beneficienza nella “farsa” del CANTERO!

Nel Levante ligure spicca LAVAGNA che, da anni, trova spazio nelle relazioni della DIA e risulta persino inserita nel report sulle mafie della Commissione Europea.

Lavagna ha una peculiarità che altri comuni non hanno ed è rappresentata dall'essere stata in grado, unica tra tante, di inserire direttamente in consiglio comunale l'esponente di spicco delle cosche infiltrate nel territorio.

Questa grande “abilità” è derivata da una stretta e ben articolata manovra di alcuni “collusi” con gli affari che ha prodotto una lista capace di portare in consiglio il capocosca.

Qui in riviera, come nel profondo sud, tutti sanno e nessuno parla............

La trasformazione dell'albergo Maggi in residence è passata sotto le “sviste” di Polizia Municipale, assessore all'urbanistica, uffici tecnici e sindaco.

Il sindaco è persino riuscito a dichiararsi “curioso” di sapere se corrisponde al vero che nel suo comune c'è “mafia” e, allo scopo di soddisfare la sua curiosità ha chiesto di incontrare il prefetto per avere chiarimenti !!!!!

E' così sciocco da credere che il prefetto debba informarlo delle procedure in corso, quando lui è uno dei “collusi” ?

Ora l'affare “MAGGI” è sotto la lente di ingrandimento degli organi di controllo e, molto presto, usciranno interessanti sviluppi, così finalmente VACCAREZZA avrà le risposte che andava cercando.

LAVAGNA, centro del riciclaggio del Levante !

LAVAGNA, comune più indebitato del Levante !



Il sindaco VACCAREZZA, colui che non sa è "chiede" informazioni al prefetto !!


Santo Nucera, consigliere comunale e realizzatore della trasformazione dell'albergo MAGGI


Mario Maggi, comproprietario dell'albergo e realizzatore della "Lista Nucera" in totale voto di scambio !
Vaccarezza non sa neppure questo ?

martedì 15 febbraio 2011

Sestri Levante, differenziata da "quarto mondo"!


ESPOSTO

 
Il presente esposto, viene presentato alla Procura Regionale della Corte dei conti presso la Sezione giurisdizionale per la Regione Liguria nei confronti dei sigg:

-CHELLA Mario, nella qualità di sindaco

-LAVARELLO Andrea, nella qualità di sindaco

-ZONFRILLO Maria Vittoria, nella qualità di assessore

-STAGNARO Felice Dante, nella qualità di assessore

-LATIRO Francesco, nella qualità di assessore

-DI LORENZO Luigi, nella qualità di assessore

-FONTANELLA Paola Dirigente ambito di controllo Provincia di Genova

-GIAMPAOLO Paolo Referente Provincia di Genova, Ufficio Segreteria Tecnica ATO

-BENEDETTI Roberto Presidente ed Amministratore unico MUVITA

-CORRADI Alberto Pres. della Commissione Speciale Rifiuti della Provincia di Genova.



i primi sei in qualità di sindaci e assessori del Comune di Sestri Levante, gli altri appartenenti ad organismi di verifica e controllo sovraordinati, tutti competenti per materia, ritenuti responsabili del danno erariale cagionato al comune medesimo e ad altri enti sovraordinati, per il mancato raggiungimento, in relazione agli anni 2003-2010, delle percentuali di raccolta differenziata fissate dalla legislazione applicabile ratione temporis; ritenuti altresì responsabili per il danno alla reputazione del comune per il ripristino dell’immagine turistica, commerciale, ambientale e sociale della comunità, lesa a livello locale e con risonanza oltrecomunale rilevabile dalla comparsa di elementi di indicazione valutativa/tabellare/comparativa riportati da diversi organi di stampa, oltre che da tutti i siti istituzionali di libero accesso.

Occorre preliminarmente osservare come il comune di Sestri Levante indichi che l'organizzazione della raccolta differenziata fa capo alla Comunità Montana Val Petronio e come tale organizzazione preveda l'uso del cd. Ecocentro che fu oggetto di denuncia presentata in Genova, 19 agosto 2010 dalla scrivente associazione, ORAS, al NICAF della Guardia Forestale e ad altri soggetti istituzionalmente delegati al controllo e come da tale denuncia fecero seguito atti amministrativi e penali a conferma della bontà dei dati esposti; alla luce di quanto appena accennato la posizione del comune oggetto dell'esposto appare destinataria di una particolare attenzione.



TESTO DELLA DENUNCIA PRESENTATA AL NICAF ED ALTRI:


La scrivente associazione, ricevuta una segnalazione da alcuni abitanti della vallata sottostante l'impianto in oggetto, procedeva alla verifica delle seguenti segnalazioni:

1) L'ecocentro di cui trattasi era precedentemente gestito dalla società Manutencoop.

2) Tale società cedeva al gruppo Aimeri/Biancamano/Pizzimbone l'intera attività sviluppata nel Tigullio.

3) Dall'avvento di tale nuova proprietà i residenti in prossimità dell'impianto e dell'area circostante rilevavano forti problemi.

4) Traffico fuori orario, mezzi provenienti da altre sedi, incidenti sul percorso dovuto alla scadente qualità dei veicoli, perdite continue di percolati sul percorso con evidente pericolo di aderenza per le auto, trasformazione dell'impianto in area di sosta e sversamento di percolati da mezzi e/o cassoni scarrabili, evidente inquinamento degli scarichi afferenti al rio contiguo e poi al Petronio verso l'abitato di Sestri Levante, ecc.

5) La visita sul posto, nella giornata di domenica, consentiva di accertare quanto asserito e di scattare le foto qui in allegato.

6) Nella giornata di lunedì veniva preso contatto con alcuni dipendenti dell'azienda che segnalavano ulteriori gravi problemi riguardanti le condizioni di lavoro su un'area estremamente inquinata e malsana, perennemente fangosa da percolamento; condizioni di regolarizzazione dei contratti inesistente; lamentele presso la direzione concluse con "ironia e ilarità" e l'invito a denunciare ai sindacati, seguito dalla battuta.: <>

7) I dipendenti segnalavano anche la inesistente manutenzione dei veicoli e la mancanza di certificazione di revisione su alcuni .

8) Gli stessi segnalavano anche come, in attesa di essere poi conferiti a Scarpino (GE), venissero colà posteggiati automezzi carichi provenienti da località non conosciute.

Tanto i cittadini di cui al contatto iniziale, quanto i dipendenti, evidenziavano il loro timore di ritorsioni da parte dell'impresa Pizzimbone che, così riferiscono, appare "ben inserita" presso gli organismi di verifica e controllo.

Per quanto sopra esposto, siamo a richiedere un intervento di accertamento e verifica di quanto segnalato e dalla scrivente associazione analizzato e documentato.

Grazie



Nello specifico esame dell'attività della raccolta differenziata del comune di Sestri Levante emergono:

-”una percentuale di raccolta differenziata estremamente bassa per le specificità territoriali che presentano una “IMPRONTA ECOLOGICA” (vedi al paragrafo successivo) particolarmente dannosa per il sistema ambientale”

-”il danno differenziale conseguente al mancato raggiungimento delle percentuali di legge”

-”l'inesistenza di un qualsivoglia progetto di avvicinamento ai valori stabiliti dalle norme, dimostrato dall'inefficienza del meccanismo di raccolta differenziata che dipenderebbe dalle carenze strategiche, pianificatorie, programmatiche e progettuali emergenti dal modello di raccolta e riciclo dei rifiuti implementato dal Comune di Sestri Levante in persona dei vertici politico-amministrativi.”

-“i mancati introiti a titolo di corrispettivo per la vendita di materiale raccolto in maniera differenziata (lucro cessante), comparando il reddito minimo potenzialmente realizzabile in base alla legge, con gli introiti effettivamente incamerati per il conferimento presso i consorzi di filiera (per tramite del consorzio di bacino) del materiale raccolto in maniera differenziata, rispetto frazioni merceologiche da raccogliere”

-“la maggiore spesa per conferimento agli impianti di raccolta definitiva del materiale non differenziato”

-“il maggior onere per abitante conseguente alla azione oggetto del presente esposto”

-”la deturpazione del paesaggio derivata da discariche abusive con dispersione in aree boscate e prive di controllo”

-”la deturpazione del paesaggio urbano derivato dalla dispersione diffusa in prossimità di aree destinate alla raccolta del R.U. indifferenziato”

-”la evidente e rilevante presenza sul territorio comunale di esercizi produttori di elevatissima quantità di umido (ristoranti e simili) che grava per oltre il 35% sul dato complessivo comunale, mai indirizzati verso il compostaggio centralizzato”



L'impronta ecologica

Uno degli aspetti più preoccupanti del nostro modo di vita attuale è illustrato dal concetto di impronta ecologica, un indice espresso in ettari di territorio, elaborato da William Rees e Mathis Wackernagel, che cerca di quantificare l’impatto sulla biosfera di una comunità (città, nazione, fino all’intera umanità), espresso in termini di superficie pro capite di area biologicamente produttiva necessaria a fornire tutta l’energia, l’acqua e le materie prime consumate e per assorbire tutti gli scarti prodotti dalle attività umane, intesi sia come rifiuti, sia come anidride carbonica derivante dall’uso di combustibili fossili.

È un indice che si evolve nel tempo a seconda degli stili di consumo delle varie società e delle nazioni ed indica quindi la rilevante responsabilità delle amministrazioni a seguito delle linee di indirizzo su cui basa l'attività degli enti.

Gli ultimi dati disponibili sono quelli relativi all’anno 2003, pubblicati nel “Living Planet Report 2006” curato da WWF Internazionale, Istituto di Zoologia di Londra e Global Footprint Network.

L’Impronta Ecologica va confrontata con la Biocapacità Terrestre, misurata sempre in ettari, che indica la effettiva disponibilità di ecosistemi terrestri produttivi (terreni agricoli, pascoli, foreste, aree di pesca) occorrente a soddisfare le necessità umane.

Il consumo di acqua dolce non è incluso nel calcolo dell’Impronta Ecologica in quanto la richiesta e l’uso di questa risorsa non può essere espresso in termini di ettari globali di impatto.

In realtà è possibile associare agli oggetti anche altri contenuti di energia: quella che è stata utilizzata per l’estrazione delle materie prime, per il trasporto, la lavorazione, ecc.

Si tratta di una quantità di energia superiore al potere calorifico.

Dunque il concetto di uso razionale dell’energia può essere esteso anche al sistema di gestione dei rifiuti, valutando il risparmio energetico conseguente al modello di gestione dei rifiuti scelto dalle singole amministrazioni.

Appare evidente l’ordine di grandezza del risparmio energetico associato alla non produzione di rifiuto (100%) e al riutilizzo (~85%), da cui sorge la naturale scelta che un'amministrazione deve imporsi ed imporre al fine di dedicare ampio spazio alla Prevenzione e Riduzione dei Rifiuti Urbani, secondo le linee guida indicate nel paragrafo successivo, in accordo con le indicazioni normative richiamate in seguito.

Le prescrizioni di ambito locale

Dal sito della provincia all'indirizzo:

http://www.provincia.genova.it/portal/template/viewTemplate?templateId=tixdmg8zr2_layout_14t3vw8ztc.psml

Dal medesimo sito, alla pagina:

http://www.provincia.genova.it/portal/template/viewTemplate?templateId=uj4iyx9b41_layout_c5aok89b69.psml  si ricava:

La Provincia partecipa nell'ambito delle procedure definite dalla D.G.R. n. 1487 del 7 dicembre 2007 al processo di raccolta ed accertamento dei risultati annuali di raccolta differenziata raggiunta nei Comuni della Provincia.

Risulterebbe, infine, che la Provincia di Genova ha istituito e gestisce, tramite la società controllata Muvita s.r.l., l’Osservatorio Provinciale dei Rifiuti.

Ancora dal medesimo sito, viene rilasciata la tabella che indica i dati riferibili ai dati di raccolta raggiunti nell'anno 2007:

 Sestri Levante, ab. 18.687, percentuale differenziata 25,38 %



Il riferimento normativo generale

La Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 22-11-2008 ribadisce al suo art. 4 “La gerarchia dei rifiuti” e definisce che tale “gerarchia si applichi quale ordine di priorità della normativa e della politica in materia di prevenzione e gestione dei rifiuti:

la Direttiva prevede che la commissione europea presenti al parlamento europeo delle relazioni corredate da misure a sostegno della prevenzione ed in particolare:

a) “entro la fine del 2011, una relazione intermedia sull’evoluzione della produzione rifiuti e l’ambito di applicazione della prevenzione dei rifiuti che comprenda la definizione di una politica per una progettazione ecologica dei prodotti che riduca al contempo la produzione di rifiuti e la presenza di sostanze nocive in essi (…).

b) entro la fine del 2011, la formulazione di un piano d’azione per ulteriori misure di sostegno a livello europeo volte in particolare, a modificare gli attuali modelli di consumo;

c) entro la fine del 2014 la definizione di obiettivi in materia di prevenzione dei rifiuti e di dissociazione per il 2020, basati sulle migliori prassi disponibili (…)”

L’articolo 29 ha per titolo “Programmi di prevenzione dei rifiuti” e prescrive che gli stati membri adottino dei programmi di prevenzione dei rifiuti entro il 12 dicembre 2013 e che tali piani identifichino chiaramente le misure di prevenzione dei rifiuti. Tali piani devono infatti fissare gli obiettivi e a tal fine la direttiva fornisce in allegato uno schema che possa essere di esempio. Nella direttiva viene chiarito che “Lo scopo di tali obiettivi e misure è di dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti.”

Nell’articolo 29 al comma 5 la Direttiva stabilisce che “La commissione crea un sistema per lo scambio di informazioni sulle migliori pratiche in materia di prevenzione dei rifiuti ed elabora orientamenti per assistere gli Stati membri nella preparazione dei programmi.”

Le precedenti direttive.

Nelle precedenti direttive gli orientamenti erano analoghi, però la definizione di “prevenzione” non era molto precisa, se non per quanto riguarda gli imballaggi (ai sensi della Direttiva europea 1994/62 recepita prima dal Dlgs 22/97 e poi dal Dlgs 152/061).

Nelle direttive precedenti venivano definite le priorità e gli obiettivi della politica ambientale europea fino al 2050 descrivendo in modo particolareggiato i provvedimenti da adottare per contribuire alla realizzazione della strategia europea in materia di sviluppo sostenibile.

Il ruolo della Unione Europea è quindi quello di contribuire alla prevenzione dei rifiuti e di promuovere il riciclaggio informando i consumatori, sostenendo la ricerca e lo sviluppo tecnologico di nuovi materiali a tutela dell'ambiente e di promuovere i mezzi per fornire prodotti usando meno risorse.

Rilevato quindi:

-che il diritto comunitario (a seguito del Trattato di Lisbona, diritto dell’Unione o europeo) impone agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie “per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente” e “per vietare l’abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti” (art. 4 della direttiva del Consiglio del 18 marzo 1991, n. 91/156/CEE);

-che il servizio di gestione dei rifiuti implica “la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni” (art. 1 dir. 91/156/CEE, citata);

-che “gli Stati membri stabiliscono o designano l’autorità o le autorità competenti incaricate di porre in atto le disposizioni della presente direttiva” (art. 6 dir. 91/156/CEE, citata);

-che le “autorità competenti di cui all’art. 6 devono elaborare […] uno o più piani di gestione dei rifiuti, che contemplino […] tipo, quantità e origine dei rifiuti da recuperare o da smaltire” (art. 7, dir. 91/156/CEE, citata);

-che l’allegato II della direttiva 91/156/CEE, citata, indica le operazioni di recupero che, conformemente all’art. 4, devono svolgersi “senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio all’ambiente”;

Inoltre:

-che il termine di recepimento della direttiva 91/156/CEE, citata, è scaduto il 10 aprile 1993 (art. 2, 91/156/CEE, citata);

-che l’art. 24 del d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 (c.d. “decreto Ronchi”), ha imposto ai Comuni (enti titolari dei poteri in materia di raccolta differenziata ai sensi dei precedenti art. 21, comma 2, lett. c), e 23, comma 3, del predetto decreto) di conseguire percentuali minime di raccolta differenziata fissate in percentuali progressivamente crescenti fino a raggiungere quella del 35% a partire dal 2003 (il menzionato art. 24 statuisce che “In ogni ambito territoriale ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti: 15% entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto; 25% entro quattro anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto; 35% a partire dal sesto anno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto”);

-che l’art. 205 del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, ha determinato un incremento delle quote percentuali da realizzarsi negli anni successivi (il primo comma prevede che “In ogni ambito territoriale ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti:

-almeno il trentacinque per cento entro il 31 dicembre 2006;

-almeno il quarantacinque per cento entro il 31 dicembre 2008;

-almeno il sessantacinque per cento entro il 31 dicembre 2012”), percentuali ulteriormente rivisitate dall’art. 1, comma 1108, della legge 27 dicembre 2009, n. 296 (“Al fine di realizzare rilevanti risparmi di spesa ed una più efficace utilizzazione delle risorse finanziarie destinate alla gestione dei rifiuti solidi urbani, la regione, previa diffida, può provvedere tramite un commissario ad acta a garantire il governo della gestione dei rifiuti a livello di ambito territoriale ottimale con riferimento a quegli ambiti territoriali ottimali all'interno dei quali non sia assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime:

-almeno il 40 per cento entro il 31 dicembre 2007;

-almeno il 50 per cento entro il 31 dicembre 2009;

-almeno il 60 per cento entro il 31 dicembre 2011;

- che alle predette disposizioni va riconosciuta un’efficacia precettiva vincolante atteso che:

esse assicurano il principio di prevenzione, precauzione ed azione preventiva, ampiamente riconosciuto in materia ambientale dalla Corte di giustizia pronunciatasi sulla disciplina comunitaria dei rifiuti (inter plures C. giust., 11 novembre 2004, C-457/02, Niselli, secondo la quale “la finalità della direttiva 75/442 […] è la tutela della salute umana e dell’ambiente contro gli effetti nocivi della raccolta, del trasporto, del trattamento, dell’ammasso e del deposito dei rifiuti” da attuarsi “anche alla luce dell’art. 174, n. 2, CE, secondo il quale la politica della Comunità in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela ed è fondata in particolare sui principi della precauzione e dell’azione preventiva (v., in particolare, sentenza 18 aprile 2002, causa C-9/00, Palin Granit e Vehmassalon kansanterveystyön kuntayhtymän hallitus, Racc. pag. I-3533; in prosieguo: la «sentenza Palin Granit», punti 22 e 23)”; sui principi di precauzione e prevenzione in materia ambientale, più di recente, C. giust., 9 marzo 2010, C-379/08 e 380/08, Raffinerie mediterranee); si attuano numerose direttive in materia di rifiuti che hanno imposto agli Stati membri di porre in essere tutte le misure idonee ad implementare un’efficace gestione dei rifiuti tesa essenzialmente alla protezione della salute umana e dell’ambiente, favorendo il recupero dei rifiuti e l’utilizzazione dei materiali di recupero come materie prime per preservare le risorse naturali nonché provvedendo in modo responsabile allo smaltimento ed al recupero dei rifiuti (dir. 75/442/CEE, come modificata ed integrata dalle dir. 91/156/CEE, dir. 91/692/CEE, dir. 96/350/CEE, poi consolidate nella direttiva 5 aprile 2006, n. 12/2006/CE, la quale ha ribadito nuovamente gli obblighi europei di procedere al “recupero dei rifiuti mediante riciclo, reimpiego, riutilizzo o ogni altra azione intesa a ottenere materie prime secondarie” art. 3, par. 1, lett. b), nonché ad “assicurare che i rifiuti siano recuperati senza pericolo”, art. 4); la Corte di giustizia, pronunciandosi all’esito di una procedura di infrazione (C. giust., sent. 4 marzo 2010, C-297/08, Commissione c. Italia), ha già riconosciuto che l’Italia è venuta meno agli obblighi di diritto comunitario su di essa incombenti, nella parte in cui non ha adottato, “misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente” (così il dispositivo di condanna), inadempimento che è stato determinato anche dal basso livello di raccolta differenziata; come riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale, compete allo Stato, anche all’indomani della riforma del Titolo V della Costituzione, fissare un livello di tutela ambientale uniforme a livello nazionale ed inderogabile da parte delle Autonomie (“La disciplina statale dei rifiuti, collocandosi nell’ambito della “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema” – di competenza esclusiva statale ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. – costituisce, anche in attuazione degli obblighi comunitari, un livello di tutela uniforme e si impone sull’intero territorio nazionale, come un limite alla disciplina che le Regioni e le Province autonome dettano in altre materie di loro competenza, per evitare che esse deroghino al livello di tutela ambientale stabilito dallo Stato, ovvero lo peggiorino (sentenze n. 62 del 2008 e n. 378 del 2007). Resta, peraltro, ferma la competenza delle Regioni per la cura di interessi funzionalmente collegati con quelli propriamente ambientali: infatti, anche nel settore dei rifiuti, accanto ad interessi inerenti in via primaria alla tutela dell’ambiente, vengono in rilievo altre materie, per cui la competenza statale non esclude la concomitante possibilità per le Regioni di intervenire, ovviamente nel rispetto dei livelli uniformi di tutela apprestati dallo Stato (da ultimo, sentenza n. 249 del 2009)”, C. cost., 4 dicembre 2009, n. 314, punto 2.2.); la normativa interna deve essere interpretata alla luce del diritto comunitario al fine di assicurare il c.d. “effetto utile” (C. giust., 5 febbraio 1963, C-26/62, Van Gend en Loos); in proposito non può omettersi di rilevare che il diritto dell’Unione derivato impone l’obbligo in capo agli Stati di implementare sistemi di raccolta con recupero di quelli riciclabili, senza contemplare né autorizzare sistemi, quale quello nazionale, fondati su quote progressive di avvicinamento alla piena misura dei rifiuti prodotti sul territorio, di tal che, non può non ritenersi che almeno le quote percentuali fissate dal legislatore nazionale abbiano un valore immediatamente precettivo, sia a tutela dell’ambiente e della salute pubblica (sulla strumentalità del sistema di raccolta, smaltimento e recupero dei rifiuti alla salvaguardia di tali interessi C. giust., sent. 4 marzo 2010, C-297/08, Commissione c. Italia), sia a tutela dei cittadini contribuenti (si consideri che il comma 3 dell’art. 205 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, dopo aver fissato al comma 1 le quote percentuali di raccolta differenziata annuale, introduce un’addizionale a carico delle comunità locali comunali alle quali sia imputabile il discostamento: “Nel caso in cui a livello di ambito territoriale ottimale non siano conseguiti gli obiettivi minimi previsti dal presente articolo, è applicata un'addizionale del venti per cento al tributo di conferimento dei rifiuti in discarica a carico dell'Autorità d'ambito, istituito dall'articolo 3, comma 24, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, che ne ripartisce l'onere tra quei comuni del proprio territorio che non abbiano raggiunto le percentuali previste dal comma 1 sulla base delle quote di raccolta differenziata raggiunte nei singoli comuni”); che i poteri di ordinanza del commissario straordinario (eventualmente incaricato) non possono determinare un livello di tutela dei predetti interessi inferiore rispetto alla normativa interna attuativa del diritto comunitario, legittimando livelli percentuali di raccolta differenziata più bassi di quelli sanciti dalla disciplina nazionale (tale interpretazione si profilerebbe in stridente contrasto con gli obiettivi e gli scopi che presiedono all’istituzione, all’esercizio dei poteri ed all’utilizzo delle risorse commissariali e, soprattutto, con il diritto comunitario, di tal che, ogni eventuale previsione che presentasse il descritto contenuto o producesse il richiamato effetto riduttivo dovrebbe essere disapplicata).

Conclusione dell'esposto

Per quanto alla narrazione che precede diviene necessario acquisire

- informazioni e dati ufficiali relative alla raccolta differenziata effettuata nel territorio del comune di Sestri Levante dal 1999 al 2009, informazioni che dovranno avere riguardo sia al dato globale della predetta raccolta, sia a quello specifico riferito al segmento della frazione umida rappresentante una quota dominante.

- informazioni e dati ufficiali in merito alla redditività della raccolta delle differenti frazioni, nonché una stima delle ragionevoli e probabili entrate derivanti dalla predetta raccolta utili al calcolo definitivo del danno.

- tutti gli atti istruttori, preliminari e deliberativi della giunta e del consiglio del Comune di Sestri Levante, tesi alla organizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti (con specifico riguardo a quella della frazione umida) intervenuto attraverso le diverse imprese delegate al servizio, con specifico riguardo a quelli contemplanti gli obblighi delle medesime di raggiungere le quote percentuali di raccolta differenziata previste dalla legge.



Considerando poi



- che, l’art. 206-bis, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, istituisce l’Osservatorio nazionale sui rifiuti presso il Ministero dell’ambiente e la tutela del territorio e del mare, munito di funzioni informative, di coordinamento e di vigilanza anche in materia di raccolta differenziate, riciclo e smaltimento dei rifiuti;

- che, essendo venuto meno il c.d. “potere sindacatorio”, spetta alla Procura valutare se estendere l’azione di danno erariale, esperita nei confronti degli organi titolari di competenze di iniziativa, impulso e proposta, anche al Consiglio comunale e quindi ai consiglieri tutti, in ragione dei poteri decisionali finali di quest’organo sull’organizzazione dei pubblici servizi locali ex art. 42 d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (la materia era già stata disciplinata dall’art. 32, lett. a) ed f), legge 8 giugno 1990, n. 142, il quale, per quanto qui interessa, affidava al consiglio la competenza sulla costituzione delle aziende speciali ivi compresa quella di approvare i relativi statuti), ferma restando la libertà di giudizio definitivo della Corte adita sul significato da riconoscere all’attività commissiva o omissiva del Consiglio.



Visto ancora:

- l’art. 14 r.d. 13 agosto 1933, n. 1038, in base al quale la Corte dei conti può richiedere all’amministrazione e ordinare alle parti di produrre gli atti e documenti che crede necessari per la decisione della controversia, fissando il termine entro il quale gli adempimenti istruttori devono essere espletati;

- l’art. 16, comma 3, d.l. 13 maggio 1991, n. 152 , conv. in legge 12 luglio 1991, n. 203, a tenore del quale “La Corte dei Conti nell'esercizio delle sue attribuzioni può disporre, anche a mezzo della Guardia di Finanza, ispezioni ed accertamenti diretti presso le pubbliche amministrazioni ed i terzi contraenti o beneficiari di provvidenze finanziarie a destinazione vincolata”;

- l’art. 2, comma 4, d.l. 15 novembre 1993, n. 453, conv. in legge 14 gennaio 1994, n. 19, recante disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti, secondo il quale “la Corte dei conti, per l'esercizio delle sue attribuzioni, può altresì delegare adempimenti istruttori a funzionari delle pubbliche amministrazioni e avvalersi di consulenti tecnici, nel rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 73 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271”;



L'associazione esponente, richiede alla Procura destinataria del presente esposto l'avvio di una procedura atta a definire il danno erariale che si appalesa essere di consistente valore, (stante un elevatissimo differenziale) e con l'evidente prosecuzione di tale danno, negli anni a seguire, per la già citata mancanza di attività volta a implementare un’efficace gestione dei rifiuti tesa essenzialmente alla protezione della salute umana e dell’ambiente, favorendo il recupero dei rifiuti e l’utilizzazione dei materiali di recupero come materie prime per preservare le risorse naturali, come disposto dalle norme, accertando:

-se negli anni citati l'amministrazione comunale abbia imposto alle diverse società incaricate un obbligo chiaro, specifico e puntuale in ordine al raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata previste dalla legge;

-se alle medesime società sia stato indicato un particolare percorso attuativo specificatamente rivolto alla consistente frazione umida;

-se siano stati redatti i provvedimenti di organizzazione del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti (tra cui gli atti istruttori, preliminari e deliberativi di costituzione ed affidamento alle società incaricate, con specifico riguardo a quelli contemplanti le modalità tecnico-giuridiche (clausole del contratto di servizio, ordini amministrativi o di servizio, altri atti analoghi, etc.) con cui è stato imposto, alla struttura amministrativa comunale l’obbligo di raggiungere le quote percentuali di raccolta differenziata sancite dalla legge.



ORAS

f.to il coordinatore















martedì 1 febbraio 2011

Vaccarezza e Caveri copiano Alemanno.........................(2° aggiornamento)


PARENTOPOLI !!!!!!!!!!!!!
A ROMA



PARENTOPOLI A LAVAGNA!!!!!!!!!!!!



In periodi critici come gli attuali, in cui migliaia di giovani non riecono a portare a casa il becco di un quattrino e si affannano a partecipare ai concorsi per trovare l'agognato "posticino" in un ente pubblico, le amministrazioni danno sfogo alla loro arroganza ed alla loro pre-varicazione sui diritti di tutti.
L'azione di prevaricazione è una tipicità comportamentale delle associazioni di stampo mafioso........................ovvero i partiti !

Nei giorni scorsi abbiamo letto su REPUBBLICA alcune pagine interamente dedicate a
GIANNI ALEMANNO, ex "fascista" ora diventato pidiellino, che si è trovato in trappola perchè il quotidiano lo ha accusato di  "parentopoli" all'interno di una partecipata del comune da lui diretto, l'ATAC.
Significa, in sostanza, che un certo numero di soggetti che a vario titolo sono stati assunti nella società partecipata dal comune, erano "raccomandati" e hanno prevaricato il diritto di altri,infatti REPUBBLICA scrive:  "Spulciando l´elenco dei nuovi dipendenti è possibile ricostruire alberi genealogici e stati di famiglia, legami di sangue, matrimonio o più banalmente politici......."

L'articolo era ricco di osservazioni scandalizzate perchè il Male, rappresentato dal "fascista" Alemanno aveva prodotto quanto si legge nella frase sopra riportata.

In un numero successivo, Repubblica scriveva: "La reazione di Alemanno è sempre impressionantemente cruenta e si regge su un comunicato: ‘In relazione agli articoli di stampa pubblicati oggi relativi all’azienda ATAC, il sindaco Gianni Alemanno ha dato mandato al nuovo amministratore delegato, Maurizio Basile, di effettuare un’inchiesta interna per verificare la veridicita’ di quanto pubblicato, controllando i criteri di assunzione che sono stati utilizzati dalle precedenti amministrazioni nell’ultimo decennio’."

Ecco quindi che un grande giornale antifascista (???) come Repubblica ha avuto il coraggio di pubblicare i nomi e i cognomi dell'elenco dei soggetti "favoriti" e ne ha dato il giusto risalto di modo che il popolo fosse giustamente scandalizzato.

La questione "romana" non è però isolata, in quasi tutti gli enti pubblici si possono verificare le medime condizioni, potremmo fare molti elenchi di fatti analoghi, ma quattro comuni, in particolare, sono significativi.......si tratta di Rapallo, Recco, Lavagna e Sestri Levante.
Tirando a sorte tra questi quattro comuni di cui esistono ampie documentazioni, è scaturito questo ordine: Lavagna, Sestri Levante, Rapallo, Recco.

Iniziamo quindi a fornire gli appunti su Lavagna, dopo aver operato i controlli doverosi, corredati di nomi e cognomi così come ha fatto Repubblica nel caso citato.

1) La figlia dell'ispettore di PM Rovatti ha vinto il concorso ed è in servizio nel medesimo corpo di polizia municipale, assieme al padre ( vedremo poi un altra figlia del Rovatti nella parentopoli rapallese)

2) La dipendente comunale Claudia Raso ha "gioito" per l'assunzione del marito vincitore della selezione per operatore ecologico (un soggetto assai esperto di NU, richiesto del caso,ha affermato che il sig. Raso ha "superato" altri candidati ben più dotati e capaci per la funzione assegnata)

3) La dipendente comunale Liliana Riviera ha visto assumere il figlio Simone in qualità di precario successivamente stabilizzato.

4) Il geometra Mazzino, già dipendente provinciale, ha raggiunto, dietro sua richiesta, la sorella già impiegata in comune.

5) Il dipendente comunale Matteo Vellacio ha visto assumere il fratello nel ruolo identico al suo e, dopo poco, è andato in pensione passandogli il "testimone".

6) La dipendente dell'uff. personale Merciari, riscontra che il fratello è stato "selezionato" e assunto.

7) Su 130 concorrenti ad un posto di bibliotecario vince a "sorpresa" il figlio dell'ex vicesindaco di Chiavari Scuderi

8) La sig. Stefania Pareti, moglie del sindaco di Nè, vince il concorso di assitente sociale in totale incompatibilità con il marito perchè Lavagna è il capofila del distretto che comprende anche i Comuni di Nè e Cogorno............
9) Suscita poi un particolare interesse apprendere che la sig.ra Concetta Orlando, segretario generale, nonchè direttore generale, del comune ha "assunto" la sig.ra Sanguineti Simona quale sua "personale" segretaria. L'attenzione al fatto, e a tutti quelli precedentemente indicati, scaturisce da quanto riportato sul sito del comune "INDEBITATISSIMO", laddove è indicata la posizione della sig.ra Orlando e i suoi specifichi incarichi: "Al Direttore generale sono affidate tra l'altro la direzione dei sistemi di programmazione e controllo, nonchè la direzione strategica del personale e dell'organizzazione, delle politiche dei sistemi informativi e informatici, delle politiche di formazione del personale, delle politiche di comunicazione ed informazione ai cittadini, delle politiche di qualità dei servizi e delle politiche di sviluppo del territorio. " (???????????)



Attendiamo con ansia la conseguente presa di posizione del sindaco di Lavagna, Vaccarezza, che, così come Alemanno, saprà, forse, rispondere con quella “ impressionantemente cruenta” reazione citata da Repubblica.
Vaccarezza, a differenza di Alemanno, potrebbe anche optare per "scaricare" tutte le responsabilità sulla testa del suo caro amico Caveri, responsabile della delega al personale......................Vaccarezza, si sa, è uomo di "pace", quindi non dovrebbe essere capace di "reazione cruenta"!!!!!
Vedremo che accade in attesa di "chiacchierare"  di Sestri Levante, Rapallo e Recco.

martedì 18 gennaio 2011

Recco, le bombe, la guerra, la speculazione e......gli "utili idioti"!!

Questa è una delle decine di bombe che ancora si trovano interrate sotto le macerie del comune di Recco, residuati dei bombardamenti “alleati” della seconda guerra mondiale.



Questa è la simulazione dei cosiddetti “boxes del liceo”, l'opera assolutamente più inutile e devastante del territorio comunale, fortemente voluta da poche persone agite da interesse esclusivamente speculativo e contrastante con l'interesse pubblico.



Anche quest' area è compresa nella vasta zona delle “bombe disperse” e quindi, una volta che si desse il via al progetto, si dovrebbero trasferire le scuole per tutto il tempo necessario al cantiere di scavo visto che, persino l'ultimo idiota della terra, è in grado di comprendere che la bonifica preventiva è impossibile, dunque potrebbe sempre esserci una bomba che esplode al solo contatto con la benna di un escavatore !

Premesso questo occorre chiedersi a chi giova scavare sottoterra e sversare tonnellate di cemento senza alcuna logica che riporti all'interesse pubblico.

I soggetti interessati agli scavi nel comune di Recco sono sostanzialmente riconducibili alle due “congreghe” molto ben rappresentate da Ferruccio Sansa e Marco Preve nel libro “ Il partito del cemento”: la curia genovese e la legacoop............preti e mangiapreti allo stesso tavolo !!


La curia genovese riesce a condizionare molti amministratori pubblici appartenenti ai due schieramenti ancora definiti di sinistra e di destra (quando smetteremo di scrivere certe sciocchezze ??); la legacoop, per parte sua, riesce a condizionarne altrettanti e, qualche volta, troviamo amministratori pubblici condizionati due volte............al peggio non vi è mai fine !

Uno di questi, che agisce su scala comunale, essendo assessore all'urbanistica del comune di Recco, e su scala provinciale, essendo capogruppo dei pidiellini in provincia, è il sig. Rotunno Giuseppe, immigrato a Recco da un'area geografica particolarmente interessata al malaffare che, presumibilmente, lo agisce attraverso il DNA.............


E' interessante ricordare una tristissima seduta pubblica all'interno dell'aula del consiglio comunale, durante la quale il Rotunno riusciva a stento a parlare condizionato, com'era, dalle balle gigantesche che stava proponendo ai cittadini per far loro digerire la “bontà” del progetto del liceo.

Parlò, con ripetute interruzioni dovute alla sua “ansia” di verità, per un certo tempo tentando di convincere i presenti dei suoi buoni propositi; parlò di tutto ciò che avrebbe dovuto convincere gli ascoltatori della sua buona intenzione di salvaguardare l'interesse pubblico..........fu un flop colossale !

Rotunno è talmente presuntuoso e sciocco da non essere neppure capace di essere credibile allorchè racconta balle colossali; gli manca la scuola degli “oratori”; è incolto, in totale malafede, servile ad ogni potentato pur di poter migliorare la posizione che gli deriva dalla sua megalomania.

In sintesi è dannoso e nulla più. Quanti sono coloro che ripongono fiducia in lui ? Sarebbe ora di contarli uno per uno e conoscerne le ragioni di questa presumibile “fiducia”!

A Recco dovrebbe poi esistere ciò che gli sciocchi continuano a chiamare “opposizione”; questa congrega è affidata alla gestione di un giovane di belle (???) speranze: Marcello Napoli.


La sua presenza è insignificante; nessuno lo ha mai visto prendere una posizione di critica severa e documentata; parla per slogan da quando si è presentato candidato alle elezioni con una degli slogan più idioti della storia politica/amministrativa: RECCO, CITTA' DI PERSONE !!!!!!!!

Che significa ? Poteva scrivere “Recco, città degli scavi e delle colate” e sarebbe stato più serio e credibile..............chi ha pagato la sua campagna elettorale ? Da quali potentati ha ricevuto “favori” ? Dovrà pure, prima o poi, rendere conto alla cittadinanza della sua “ossequiosa” presenza in consiglio, del tutto ininfluente ai fini del controllo rigoroso che ogni opposizione capace di ricoprire quel ruolo dovrebbe applicare.

I cittadini recchesi ebbero un percorso di critica ai progetti di cantierizzazione della città voluti da curia e legacoop che è finito in un colossale flop.

La contestazione nacque malata; fu improntata a criteri legali e non morali; fu organizzata secondo il “diritto” e non secondo il “buon senso” che con il diritto non ha nessuna parentela...............che fosse un'opposizione blanda, inutile e strumentale appare quanto mai evidente.

Che fa ora la popolazione ?

Si prepara ad altri sgomberi ?

Si prepara a dieci anni di cantieri ?

Lascia la città in un esodo biblico..........................................

Niente di tutto questo, china la testa e ingoia ! E' sempre stato così e sempre sarà così.

venerdì 31 dicembre 2010

Gli argomenti da affrontare nel 2011 per evitare il peggio !!

Il tempo scorre molto più veloce di cent'anni or sono.



Gli umani sono “costretti” a correre dietro a impegni che altri hanno preso per loro e che disturbano l'esistenza.


Hanno le ore ed i giorni scanditi da un orologio invisibile e immodificabile.........................


Non riescono a liberare il tempo per chiedersi le cose più semplici alle quali, comunque, trovano risposte preconfezionate da chi muove l'orologio.


Gli umani sono schiavi della loro debolezza e delle loro paure; si sono costruiti il carcere da soli e non hanno il coraggio di rompere le catene; il “sistema dominante”, di cui molti parlano senza conoscerne le caratteristiche e senza conoscerne i componenti lavora con cura per restringere sempre di più gli ultimi spazi di libertà.


La situazione attuale, sofferta da molti, è il primo risultato di questo lavoro del sistema dominante.


Il popolo che doveva essere costituito da cittadini “sovrani” è divenuto una volgare “massa di sudditi”, tutti asserviti ai pochi potentati esistenti senza conoscerne le gerarchie e i singoli compiti.


Ascoltare da ogni parte la frase “proposta che parte dal basso”, per indicare una proposta scaturita dalla partecipazione popolare, la dice lunga sulla “abdicazione” alla sovranità derivata dalle paure dei cittadini.


Ogni proposta del popolo, proveniente dalla sua “sovranità”, può solo “calare dall'alto” e scendere ai rappresentanti del popolo, questi, si, posti ai piani più bassi, dove dovrebbero mostrare l'umiltà richiesta dal “servizio” pubblico cui sono riferibili.


Le uniche informazioni disponibili vengono trasmesse dai giornali e dalle televisioni che sono completamente asservite al potere dominante in tutte le aree geografiche della terra.


Parlare di NWO (New world order), il Nuovo Ordine Mondiale è un compito delle pagine libere che si trovano ancora in rete; i giornali e le TV non affrontano mai questo argomento essendone lo strumento di diffusione attraverso la sub-liminazione e la diffusione di dogmi.


Questo sito, ed altri con lo stesso profilo distribuiti in tutte le parti d'Italia, indicano con anticipo le caratteristiche dei personaggi che partecipano alla dissoluzione della società e al perseguimento dell'interesse di pochi; la filosofia ispiratrice è la scepsi che punta a un processo cognitivo che non sia dogmatico,che tende quindi al dubitare.


Il percorso è di analisi critica e si orienta verso le singole figure e alle loro “connessioni” all'interno dei giochi di potere che si nascondono alla normale visione dei cittadini.


Si può ben dire, con molto orgoglio, che lo scopo di questo sito è fare della “dietrologia” una scienza..............


I personaggi pubblici che ricadono oggetto di particolare attenzione, allo scopo di indicarla negativamente, la considerano come teoria del complotto, e tendono, logicamente, a sollevare principalmente le seguenti obiezioni alla teoria:


1. Non è sostenuta da prove sufficienti.


2. È formulata in modo tale da essere non verificabile.


3. È complessa in maniera improbabile.


In considerazione di queste obiezioni ci siamo dati sin dall'inizio il compito di recuperare prove “ampie”, di proporre percorsi verificabili e di rendere quanto meno complesse possibili le narrazioni.


Il materiale informativo che ci viene trasmesso dalle persone e di cui analizziamo i contenuti e verifichiamo le documentazioni ci ha sempre permesso di trarre risultati importanti.


L'anno appena iniziato si presenta molto più complesso dei precedenti e necessiterà di un lavoro sempre più attento........questo è il “nostro lavoro”!


Chi vuole interessarsi ai “soggetti pubblici” che compaiono sul territorio non ha che da continuare a leggere questa pagina e tutte le altre collegate.


Buon lavoro a tutti.

domenica 5 dicembre 2010

Marta, il marito "fedele", Gavio e una storia dimenticata troppo presto.....



La sindachessa Marta Vincenzi è da sempre legata ai potentati economici con i "capitali all'estero".
Quale conseguenza deriva da una simile impostazione ?
L'impoverimento del territorio a favore dell'arricchimento dei "conti privati" delle lobbyes d'affari.
Si può ragionevolmente dire che è un comportamento fortemente antisociale ?
Certamente si................................vediamo uno dei tanti casi:




Quando la Vincenzi era presidente della provincia di Genova si "accordò" con alcuni soggetti pericolosissimi per l'economia nazionale poichè i loro capitali sono gelosamente custoditi all'estero.
Questi soggetti "svuotano" le casse pubbliche e trasferiscono nei paradisi fiscali le ingenti somme che trafugano dal territorio italiano indebolendo, di fatto, l'economia nazionale e costringendo la nazione alla sudditanza verso le grandi banche internazionali che mettono in condizioni di dipendenza i governi.
 Vediamo dunque il caso annunciato e i soggetti partecipanti al "grande affare"........





 



Questo è, anzi era, Marcellino Gavio, tortonese, affarista di grande levatura; il suo motto era: " ...compro chi mi pare !"




Quest'altro è Fabrizio Palenzona, detto il "camionista" che si è fatto da solo (?????) passando per falsi documentali perenni, a partire da quando si creò il primo "personaggio" pubblico falsificando centinaia di tessere sindacali.............oggi, in totale dipendenza dai potentati bancari esteri è approdato all'Unicredit in un ruolo determinante per la distruzione finale dell'economia italiana.
Il suo motto è: "..sono più bravo di Marcellino a comprare chi mi pare !!"

Che cosa accadde dunque nel patto scellerato che la Marta Vincenzi stipulò e di cui qui andremo a parlare ?

Marcellino Gavio, nel 1999 vinse la tombola delle quote per l'autostrada Milano-Genova.
Una storia tutta da raccontare.
Nel 1999, la Provincia di Genova (presidente Marta Vincenzi) vende le sue azioni della Milano-Genova a Marcellino Gavio, anzi, praticamente le regala (!!!),  visto il prezzo: 1,60 euro.
Tanto più se raffrontato col prezzo che poi realizzerà Gavio, rivendendole alla Provincia di Milano: la bellezza di 8,93 euro.
Fessi i presidenti delle due istituzioni locali, oppure un "mago" Marcellino, oppure ancora una via di mezzo? (sempre per limitarsi e non pensar male !!!)
Vediamo, comunque chi sono stati i protagonisti dell'affaire: al vertice della Provincia di Genova sedeva Marta Vincenzi, oggi sindaco del comune capoluogo; sull'omologa poltrona meneghina, il neoeletto Filippo Penati, diessino, subentrato ad Ombretta Colli (sono in parecchi comunque a ricordare i regalini (????) di Gavio alla Colli via Fondazione Giorgio Gaber).
Uno dei pochi a sorprendersi circa il prezzo, fu l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, poi fatto sparire dalla scena politica.

Nei suoi acrobatici rapporti politici improntati alla più schietta trasversalità, il dinamico Marcellino ha incontrato sulla sua strada,  arieccoci con arterie,  asfalti, il marito di Marta Vincenzi, ovvero Bruno Marchese.
Uno dei luoghi d'incontro, ad esempio, il Consorzio Rete, impegnato in progettazioni, studi di architettura e d'ingegneria, del quale Marchese è praticamente il factotum, come direttore tecnico dal 1999 (!!!) e consigliere d'amministrazione dal 2006.
Fra i soci di Rete spunta, con il 16,6 per cento delle quote, la Sias, uno dei gioielli di casa Gavio. Per qualche conflitto d'interesse in più, nel pedigree targato Marchese spiccano altre sigle, in prima fila IGM Italia Impiantista Gestione Manutenzione e IGM Engineering Impianti. Una società, quest'ultima, che «lavora spesso e volentieri con l'Anas», come osserva qualcuno al ministero delle infrastrutture.

E, con piroetta doppia, le imprese di marca Gavio (grande amico, fra gli altri, di due "signori" delle autostrade, Vito Bonsignore e Giancarlo Elia Valori) fanno capolino in altre agili compagini: sul versante istituzionale locale, in prima fila l'Autorità portuale di Genova e la Sviluppo Genova spa. Partecipata ovviamente dai tre enti locali (Regione, Provincia e Comune), dedita a promuovere in tutti i modi il decollo socio-economico del capoluogo, ogni tanto fa incetta di altre sigle: così ha cercato di fare con la misteriosa Valpolcevera Tre, riconducibile ai Mamone, una delle famiglie di rispetto della Calabria, secondo alcuni rapporti della Dia tra le più attive sul fronte degli appalti pubblici e del riciclaggio di danaro proprio a Genova.....................

Chissà se qualcuno, per esempio un consigliere comunale, si è mai domandato quale immenso danno economico ha creato alla Provincia di Genova la sig.ra Marta, assieme al caro consorte Bruno Marchese ?
Quindi tutti colpevoli di aver venduto le azioni a 1, 63 euro, immediatamente rivendute da Gavio & co. a 8,93 euro !!!!!!
Per maggiori approfondimenti si può leggere la "storiella" al seguente indirizzo:
http://prono.provincia.genova.it/notizia.asp?IDNotizia=938