domenica 4 aprile 2010

Gino Garibaldi e Marco Limoncini, cos'hanno in comune ?

Gino Garibaldi e Marco Limoncini sono "figli della stessa terra": il Levante.
Il Levante ha determinato la vittoria elettorale di Claudio Burlando perchè è nel Levante che si muoveranno centinaia di miliardi e si pagheranno tangenti assai rilevanti.
Il Levante ha portato a Burlando migliaia di voti impensabili fino ad un anno fa.
L'UDC che in regione ha ottenuto un 3.93% (tra i peggiori in Italia), nonostante abbia fatto peggio (!) in comune di Genova con il 3,28%, è risalita nel conteggio regionale dove è arrivata al 4,17% grazie all'exploit del Levante dove ha presentato soggetti politici veri e territorialmente radicati.
Nei grandi affari che interessano le cosche malavitose l'UDC dovrà essere il vero ed unico controllore, essendo chiaro che il progetto "Scandroglio" è andato in porto e che gli eletti nell'UDC del Levante non ne possono fare parte "attiva".
Vediamo dunque che cosa sia il progetto "Scandroglio" e che cosa c'entrino i due consiglieri eletti Garibaldi e Limoncini:
Scandroglio, calato in Liguria dopo una condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione per la tangentopoli di Varese (si legga la descrizione e i nomi dei coinvolti su queste pagine scrivendo "SCANDROGLIO" nello spazio di ricerca ) è stato catapultato per fare "affari" nonostante l'opposizione del ministro Scaiola che non riesce a toglierselo di torno!!
Appena giunto in Liguria ha preso contatto con tutte le "famiglie" disponibili ed ha creato una congrega di "furbetti" - consiglieri ed assessori - utili alle sue necessità.
Ha guidato alcune campagne elettorali "a perdere" per il Pdl (Camogli, Lavagna, Santa) preferendo sindaci di sx duttili o ricattabili, oppure sindaci "neutri" (apparentemente) come De Marchi a Santa.
Oggi il Levante, almeno quello importante rappresentato dalla costa, è disponibile alla prossima aggressione che Scandroglio andrà a realizzare.
A Recco può contare su Gandolfo e Rotunno, fedelissimi e ben oliati per realizzare i 300.000 metri cubi di colate cementizie.
A Camogli il sindaco Mannucci (simbolico) e quello vero Pippo Maggioni sono a sua disposizione viste le condizioni offerte e quindi i progetti della stazione e gli altri tre ancora peggiori andranno avanti bene..........
A Santa c'è De Marchi già pronto ad approvare cemento in quantità a cominciare dalle numerose villette di Cassinelli (deputato Pdl) fatte in società proprio con Scandroglio...............
A Rapallo c'è Mustorgi che guida il piccolo drappello di "fedeli e interessati" ma, attenzione, Scandroglio ha una riserva importante che uscirà fuori alla bisogna per i grandi affari!!!!
A Chiavari............fa quello che vuole, Agostino 1 e 2 sono pronti a rispondere "OBBEDISCO"!
A Lavagna è di casa: ci vive, ha fatto eleggere Vaccarezza e ha messo in consiglio Santo Nucera di cui poi parleremo un po' !!!
A Sestri Levante, anche grazie al già citato Nucera - molto ben visto da Lavarello & co. - i giochi sono fatti e dunque si possono mettere in moto le betoniere.
Dunque, per concludere, Scandroglio ha modo di realizzare quello che si chiama un 416 bis, ovvero ha la forza intimidatrice del vincolo associativo e la condizione di soggezione e di omertà che ne deriva. (per il volgo è detta "associazione mafiosa")
L'intimidazione (quella "entry level"), tanto per essere chiari, non la fanno più i componenti delle cosche, ma gli amministratori pubblici (questo è ormai noto da tempo ); provate ad andare da un qualunque sindaco o assessore di quelli succitati e chiedetgli conto di evidentissime disparità di trattamento che quotidianamente saltano agli occhi; vi rispondreanno di "stare quieto" altrimenti scatteranno i "controlli" nei vostri confronti.................più chiaro di così!
A questo punto vengono fuori Limoncini e Garibaldi che sono pedine importantissime nel progetto che comprende anche tre o quattro inceneritori e i numerosi depuratori costieri (inutili e costosissimi).
Nelle loro funzioni in regione saranno determinanti!!
Garibaldi è fedelissimo, crede di essere assai scaltro ed è certamente pronto a far parte dell'associazione; inoltre gestisce Antonio Vaccarezza (consigliere provinciale e inquisito per le firme false) padre di un giovane di cui parleremo più avanti.
Garibaldi è il più acceso antagonista del tunnel Rapallo Fontanabuona poichè quest'opera gli farebbe perdere il potere che detengono lui e la sua "pre-diletta" Sommariva, attuale facente funzione di sindaco di Cogorno, essendo il comune un crocevia determinante per le vallate.
Garibaldi ha poi un grande progetto per Cogorno e l'Entella che vuole assolutamente realizzare.
Garibaldi, infine, è anche ricattabile per una "cosuccia" da poco che vedremo in un secondo momento!!
Limoncini è la "gallina da mettere in pentola" nel progetto del traforo Rapallo Fontanabuona.
Il traforo non si farà mai ma......... Burlando non ci aveva messo la faccia!?!?
Burlando non lo vuole perchè intanto i voti li ha già presi (!!!) e farà altre due opere che li faranno prendere (ai sui amici) nelle provinciali e nelle comunali di Genova.
I fontanini che faranno allora ?
Aggrediranno l'ex sindaco di Cicagna che ci ha messo faccia e carriera........andrà in pentola e così Burlando si salva, la Lega ci gode, Scandroglio si farà i suoi affari!!
L'UDC - Monteleone, of course! - dirà che, in fondo, Limoncini non era mai stato democristiano e quindi si poteva sacrificare sull'altare dell'alleanza.
Quindi i prossimi cinque anni promettono queste cose:
1) Niente tunnel Rapallo Fontanabuona.
2) Associazione mafiosa diffusa ovunque.
3) Comuni pronti a soggiacere ad ogni possibile scempio.
4) Cantieri devastanti aperti ovunque.
5) Danno ambientale enorme (La Morelli, trombatissima, dov'è finita?)
6) I cittadini di sx "zitti e muti"....Burlando è PCI/DS/PD
7) I cittadini di dx "zitti e oliati" nei loro piccoli affarucci...........
8) Il Levante assomiglierà finalmente a Montecarlo!!!!!!!!!!!!!!!!!
La colmata di Lavagna sarà la scacchiera dove si giocherà la partita Limoncini Garibaldi; entreranno nel gioco anche Antonio Vaccarezza, suo figlio Mirko, alcuni colpi di pistola sparati qualche anno fa, e alcune "famigliole" del circondario.
Ne parleremo appena costituita la giunta e appena Claudio Burlando, neo eletto presidente, scioglierà le "riserve" (ovvero terminerà la distribuzione delle poltrone e dei benefici criminali che ne derivano).

mercoledì 31 marzo 2010

Capitalismo ? FINITO !! Ora avanza il semio/capitalismo

Corruzione legalismo deregulation
Negli ultimi mesi la protesta contro il regime berlusconiano ha raggiunto toni quasi patetici. Si parla di crisi del berlusconismo come per esorcizzare la realtà di una perfetta corrispondenza tra la corruzione del ceto politico-imprenditoriale e il cinismo diffuso nella società.
La crisi dove sarebbe?
L’escalation di arroganza non è segno di una crisi, direi, ma del suo contrario: è segno della stabilizzazione di un sistema che non ha più bisogno di legge perché basta la legge del più forte per regolare le relazioni di precarietà sfruttamento e schiavismo nel campo del lavoro e della vita quotidiana.
Quanto più evidente è il disprezzo del ceto al potere per la legge e le regole, tanto più la protesta si concentra sulla difesa della legalità.
Il problema è che la legge e le regole non valgono niente quando non esiste la forza per renderle operanti.
E cos’è la forza in un sistema centrato sulla produzione mediatica della coscienza?
Nel discorso corrente quel che accade in questo paese è visto come una bizzarra forma di corruzione dello spirito pubblico, come una singolare e isolata sospensione della democrazia.
Allo stesso modo gli inglesi guardarono agli italiani dopo la prima guerra mondiale, e le democrazie occidentali interpretarono Mussolini: un fenomeno di marginale arretratezza culturale, o piuttosto un’anomalia culturale. Poi l’esempio di Mussolini produsse effetti su larga scala, fino a precipitare il mondo nella più grande carneficina della storia.
Forse occorrerebbe smetterla di considerare il caso italiano come un‘anomalia: al contrario é l’esempio estremo degli effetti prodotti dalla deregulation, fenomeno mondiale che distrugge prima di tutto ogni regola nel rapporto tra lavoro e capitale.Vi è certamente una specificità culturale italiana che merita di essere studiata capita, approfondita. Ma grazie a Mussolini e a Berlusconi questa specificità ha finito per esprimersi come forma anticipatrice del destino del mondo.
Cosa vuol dire anomalia italiana?
Nel libro Vuelta de Siglo (Mexico city, Era editorial, 2006) il filosofo messicano Bolivar Echeverria parla di due modernità che configgono e si intrecciano fin dall’inizio del sedicesimo secolo.
La prima è la modernità borghese fondata sulla morale protestante e sulla territorializzazione delle cose mondane e del dovere industriale.
L’altra è modellata dalla Controriforma e dalla sensibilità del Barocco.
Questa seconda modernità è stata rimossa e marginalizzata nello spirito pubblico dell’Occidente capitalista a partire dal momento in cui l’industrializzazione dell’ambiente umano ha richiesto una riduzione del sociale al processo di meccanizzazione.
"La vita della borghesia industriale è basata sulla severa dedizione al lavoro instancabile e sull’affezione proprietaria ai prodotti del lavoro".
La borghesia è una classe territorializzata perché l’accumulazione di valore non può essere dissociata dall’espansione del mondo delle cose fisiche.
Non esiste più la borghesia perché la produzione non si svolge più nel borgo, ma nella rete, e la ricchezza non si fonda più sulla proprietà di oggetti fisici, ma sulla deterritorializzazione finanziaria.
Echeverria osserva che fin dal sedicesimo secolo la Chiesa Cattolica ha creato un flusso alternativo di modernità, fondato sulle competenze immateriali dell’immaginazione e sulle potenze della deterritorializzazione linguistica e immaginativa, stesso impianto ideologico del comunismo volgare.
Il potere spirituale di Roma è sempre stato fondato sul controllo delle menti: questo è il suo capitale, fin quando la sua potenza venne marginalizzata dalla borghesia industriale.
Ma quando le immagini, non più semplici rappresentazioni della realtà, divengono simulazione e stimolazione psico-fisica, i segni divengono la merce universale, oggetto principale della valorizzazione di capitale.
Se l’economia borghese territorializzata era fondata sulla severità iconoclasta del ferro e dell’acciaio, la deterritorializzazione post-moderna è fondata invece sulla macchina caleidoscopica della produzione semiotica. Questa è la ragione per cui possiamo parlare di semiocapitalismo: perché le merci che circolano nel mondo economico, Informazione, Finanza, Immaginario, sono segni, numeri, immagini, proiezioni, aspettative.
Il linguaggio non è più uno strumento di rappresentazione del processo economico e vitale, ma diviene fonte principale di accumulazione, che continuamente deterritorializza il campo dello scambio.
La dinamica di progresso e crescita, nata dallo spazio fisico territoriale della fabbrica, ha obbligato le due classi fondamentali dell’epoca industriale, operai e Borghese, al rispetto delle regole politiche e contrattuali.
La morale protestante delle regole fonda la contrattazione collettiva e la funzione sociale dello stato.
A partire dagli anni ’70 la relazione tra capitale e lavoro è stata trasformata, grazie alla tecnologia digitale e alla deregulation del mercato del lavoro. Un effetto enorme di deterritorializzazione ne è seguita, e il modello borghese è stato spazzato via, insieme alla vecchia coscienza di classe operaia. La finanziarizzazione dell’economia globale ha eroso l’identificazione borghese di ricchezza, proprietà fisica e lavoro territoriale.
Quando il lavoro perde la sua forma meccanica e diviene immateriale, linguistico, affettivo, la relazione deterministica tra tempo e valore si rompe.
La genesi del valore entra in una fase di indeterminazione e di incertezza. La via è aperta verso un prevalere di una visione neo barocca, e all’istaurazione di una logica aleatoria nel cuore stesso dell’economia.
Deregulation.
Quando il linguaggio diviene il campo generale della produzione quando la relazione matematica tra tempo-lavoro e valore è rotta, quando la deregulation distrugge tutte le garanzie, solo un comportamento di sopraffazione criminale può prevalere.
Questo è accaduto, in tutto il mondo non solo in Italia dal momento in cui le politiche neoliberiste hanno occupato la scena.
Il principio della scuola neoliberale, la deregulation che ha distrutto i limiti legali e politici all’espansione capitalista non può intendersi come un mutamento puramente politico.
Occorre vederlo nel contesto dell’evoluzione tecnologica e culturale che ha spostato il processo di valorizzazione dalla sfera della meccanica industriale al campo della produzione semiotica.
Il lavoro cognitivo non si può ridurre alla misura del tempo dato che il rapporto tra lavoro tempo e valorizzazione diviene incerto, indeterminabile.
Il mercato del lavoro globale diviene il luogo della pura legge della violenza, della sopraffazione.
Non si tratta più di semplice sfruttamento, ma di schiavismo, di violenza pura contro la nuda vita, contro il corpo indifeso dei lavoratori di tutto il mondo. La violenza è diventata la forza economica prevalente nell’epoca neoliberista. In Messico come in Italia come in Russia come in molti altri paesi il mercato finanziario, il mediascape e il potere politico sono nelle mani di persone che hanno ottenuto il loro potere con l’illegalità e con la violenza.
Per non parlare del ruolo che corporation come Halliburton e Blackwater hanno svolto e svolgono nel provocare guerre e nel distruggere vite e città perché questo è il loro lavoro, perché il loro business ha bisogno della guerra per prosperare.La violenza è la forza regolatrice dell’economia semiocapitalista, perchiò non é contrastabile con i richiami alla legalità e alla moralità.
Come cento anni fa l’Italia, dominata dalla chiesa cattolica, é l’avanguardia del capitalismo non protestante e la seconda modernità di Echeverria, che si presentò per alcuni secoli come pura reazione antimoderna emerge oggi come principio fondativo del capitalismo mondiale.
L’esperienza italiana durante gli ultimi cento anni è stato il teatro principale di questo ritorno dello spirito barocco.
Le performance di Mussolini e di Berlusconi sono fondate entrambe sulla esibizione teatrale dell’energia maschile, ma anche sulla capacità di penetrare nei recessi del Linguaggio nel campo profondo dell’autopercezione collettiva.
Curzio Malaparte, in un libro intitolato L’Europa vivente, ragionava su questo punto: il fascismo raccoglie l’eredità della Controriforma e dello spirito barocco, e la trasforma in un’energia che è al tempo stesso anti-moderna e neo-moderna."Noi saremo grandi anche senza passare con un ritardo di tre secoli attraverso la Riforma: saremo grandi anzi unicamente contro la Riforma. La nuova potenza dello spirito italiano che già si manifesta per chiari segni non potrà essere se non antieuropea." (Malaparte: L’Europa vivente, edizioni de Il Giornale, pag. 65).
Malaparte è ben consapevole – come lo erano stati i futuristi – del fatto che la modernità che il fascismo afferma è fondata sulla rimozione della femminilità. Il fascismo volgare è sessualità che aborrisce e teme la sensualità."Soffrire è necessario per vivere. La gloria e la libertà costano sangue, e soffrire bisogna per vivere con superbia e dignità fra superbi. Chi non riconosce questa verità fondamentale della vita umana si condanna alla bestialità. Chi predica l’odio alla sofferenza, chi predica la legge del paradiso e non quella dell’inferno (i socialisti) nega tutto ciò che di grande ha in sé un uomo, cioè tutto quello che un uomo ha in sé di umano.
Un’umanità epicurea, paradisiaca, è anticristiana e antiumana." Malaparte: L’Europa vivente, pag. 99)La femminilità dell’autopercezione italiana è in gioco, nel caso di Mussolini come nel caso di Berlusconi.
Mussolini e i giovani futuristi del 1909 volevano sottomettere disprezzandolo il corpo della donna (e il corpo sociale in quanto sottomesso e femminile). Berlusconi e la classe di lunpen che lo circonda vuole sporcare il corpo della donna, sottometterlo all’autodisprezzo cinico, sentimento prevalente e vincente della classe dirigente del semiocapitalismo barocco.
Le regole che i legalisti rivendicano sono decaduti nella cultura e nel lavoro. Occorre liberare la società dal legalismo, perché la società cominci a non rispettare le regole del semiocapitale, a essere autonoma nella post-legalità che il Semiocapitale ha istituito.
Ciò che occorre alla società è la forza per non rispettare le regole non scritte che il capitalismo ha imposto, e per affermare un altro modo di vita, una nuova solidarietà del lavoro. Allora, nel campo senza regole del semiocapitalismo, la società potrà affermare i suoi bisogni e soprattutto le sue potenzialità.
Difendere la legge diviene un lavoro risibile, quando il potere dichiara ogni giorno nei fatti che quelle regole non contano più niente.
Solo a partire dall’abbandono di ogni illusione legalista sarà possibile creare autonomia sociale, essere all’altezza (o se si preferisce alla bassezza) della sfida che il semiocapitale ha lanciato.

mercoledì 3 febbraio 2010

Campagne elettorali pagate dai cittadini inconsapevoli!!





La questione degli spot della Regione Liguria deliberati dalla Giunta Burlando, di fatto rappresentano una "campagna elettorale" pagata con i fondi pubblici. Burlando ha recentemente dichiarato che ha chiuso i contratti di tali spot nel 2009 per non influenzare la campagna elettorale, ma questa dichiarazione è solo una mezza verità (e mezza menzogna), in quanto i contratti sono stati chiusi (firmati) nel 2009 ma con effetto anche sul 2010. Non solo: agli spot della campagna auto-promozionale “resta in ascolto” si sono aggiunti quelli con il logo europeo.

L'opposizione di centrodestra naturalmente tace, anche perché la legge che permette questa "campagna" pubblicitaria con manifesti, spot, inserzioni su tv, radio, giornali e siti internet, pagata con fondi pubblici, era stata approvata proprio durante la presidenza della Regione di Sandro Biasotti.!!!!!

Questa situazione mette in discussione alla radice la possibilità di una corretta informazione dei cittadini che dovranno votare - e quindi valutare e scegliere - nel prossimo mese di marzo il nuovo governo della Regione. Tale investimento di soldi pubblici che arrivano nelle case degli editori, rappresenta, inoltre, un rischio devastante di condizionamento dell'informazione. Infatti qualche editore, certamente sensibile agli "inserzionisti", per di più in un periodo di crisi, potrebbe cedere ad un atteggiamento meno critico e non indipendente nell'informazione che riguarda il governo della Regione Liguria, se non addirittura arrivare ad un condizionamento sulla scelta dei giornalisti a cui affidare o meno incarichi.

Arriveremo prima o poi alla fine di queste turpi attività "antidemocratiche"?

domenica 17 gennaio 2010

Di Pietro e Il Giornale, a quale gioco stanno giocando?


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domenica 17 gennaio 2010
Antonio Di PietroIl Giornale è tornato a parlare di Antonio Di Pietro. Di Pietro è tornato a parlare de Il Giornale. Siamo ad un nuovo, perfetto, gioco delle parti che si inserisce perfettamente nel disegno di normalizzazione della politica, necessario a far dividere il Paese in due, facendogli credere che ci sia una contrapposizione, una differenza... una maggioranza ed un opposizione. Evitando, quindi, che i cittadini, stufi della situazione devastante in cui è stato trascinato il Paese, si organizzino in modo autonomo e libero dall'oligarchia politica e dalla commistione politica-affari che coinvolge tutti, ma proprio tutti, gli "attori" della politica italiana...
Perché diciamo questo? Semplice: Il Giornale non affronta la questione Di Pietro ed Italia dei "Valori" in modo corretto, ma funzionale alle non risposte di Di Pietro, garantendogli la facile via di fuga dell'urlare alla diffamazione ed alla calunnia. Il Giornale infatti non affronta notizie certe, inconfutabili... evita di parlare degli aspetti gravi e disdicevoli su cui Di Pietro evita efficacemente di replicare a quanti li pongono da tempo, come noi, DemocraziaLegalità, Elio Veltri e la
Voce delle Voci ancora di recente.

Non è una novità. Infatti già Silvio Berlusconi soccorse Di Pietro non molti mesi fa, urlando, di punto in bianco "Di Pietro mi fa orrore", proprio mentre Di Pietro spiegava al GIP di Roma, in una dichiarazione spontanea, che lui era vittima di una persecuzione mediatica chiaramente finalizzata a colpirlo durante la campagna elettorale [
clicca qui]. Ed in questo gioco delle parti, non si parla, ad esempio, delle questioni etiche e morali per cui Di Pietro è chiaramente identico agli altri, per nulla diverso o alternativo. Proviamo a ricapitolarle.

Cesare Previti1) Antonio Di Pietro è un amico di Cesare Previti. Non a caso è proprio presso lo studio Previti che incontrò Silvio Berlusconi, prima dell'insediamento del primo governo presieduto proprio dal già ben "noto agli uffici" (soprattutto a quelli da cui Di Pietro proveniva!) Silvio Berlusconi. Di Pietro ha sempre sostenuto che per lui l'amicizia è una cosa ed il lavoro è un altro, peccato che dovrebbe, a questo punto, spiegare come faceva a restare con i colleghi del Pool di Mani Pulite che indagavano sui casi Imi-Sir e Sme, ovvero sulla corruzione in atti giudiziari commessi da Previti per conto di Silvio Berlusconi, o sui famosi rapporti e tangenti traBerlusconi e Craxi, ed essere al contempo amico e frequentatore di Cesare Previti.

Silvana Mura2) Antonio Di Pietro ha costituito un associazione di tre persone denominata "Italia dei Valori". Oltre a lui siedono in questa: Silvana Mura (nominata da Di Pietro alla carica di tesoriere) e Susanna Mazzoleni (moglie di Di Pietro e titolare del dominio internet www.italiadeivalori.it, ma senza alcun ruolo all'interno del Partito). A questa associazione solo Di Pietro può ammettere altri soci, con apposito atto notarile, nessuno, infatti può altrimenti entrarvi. E' a questa associazione (dei tre) che viene versato il "rimborso elettorale", alias il finanziamento pubblico ai partiti (per il 2008 una cifra pari a circa 8 miliardi di vecchie lire), e non al "partito" che partecipa alle tornate elettorali.

3) Secondo l'art. 10 dello
Statuto del Partito, pubblicato sul sito dell'IdV, il presidente del partito Italia dei Valori è il presidente dell'Associazione "Italia dei Valori", ovvero Di Pietro, che per decadere dovrebbe dare le dimissioni o essere sfiduciato dalla moglie e dalla Mura. Nessun organo del partito può sostituire il Presidente. Il Bilancio del Partito è approvato dal Presidente e nessun organo interno può sindacarlo, come non è sindacabile qualunque altra decisione del Presidente. Come ha sottolineato Elio Veltri, in sintesi: se il Gran Consiglio del Fascismo fosse stato costituito come l'Associazione Italia dei Valori, Mussolini non sarebbe mai stato sfiduciato, rimosso e non sarebbe stato arrestato.

immobiliare4) Antonio Di Pietro ha legittimamente costituito una società a responsabilità limitata a socio unico (lui) per la gestione di immobili. Si tratta dalla "Antocri". Con lui nel Cda sedevano inizialmente Silvana Mura (la tesoriera dell'associazione "Italia dei Valori" e del partito "Italia dei Valori") e Claudio Bellotti, che sarà e resta l'Amministratore della società, anche quando Di Pietro e la Mura, in coincidenza con l'elezione di entrambi, nel 2006, usciranno dal CdA.

5)
L'Antocri acquista degli immobili. Uno di questi, acquistato dalla Pirelli Re, nello stesso palazzo del gruppo SINA di Marcellino Gavio, una delle principali società con rapporti d'affari con il Ministero delle Infrastrutture, retto proprio da Antonio Di Pietro (guarda tu le coincidenze!). L'Antocri di Antonio Di Pietro, secondo le dichiarazioni pubbliche, acquista gli immobili pagando una parte del valore con i soldi ricavati dalla vendita degli uffici di Busto Arsizio e coprendo l'altra parte con un mutuo.
I Bilanci dell'Antocri dicono che le uniche entrate della società che permettono di pagare il mutuo sono i canoni di affitto.
E chi ha in affitto quegli immobili? L'Italia dei Valori. E quali introiti ha l'Italia dei Valori? Il rimborso elettorale, alias il finanziamento pubblico. Di chi saranno gli immobili acquistati dall'Antocri srl una volta concluso il pagamento del mutuo, che come abbiamo visto viene pagato attraverso le entrate degli affitti versati dall'Italia dei Valori che percepisce i rimborsi elettorali? Saranno del socio unico dell'Antocri, ovvero di Antonio Di Pietro.

Di Pietro sostiene la Brebemi spa dove siede il suo socio Testa6) Antonio Di Pietro ha anche aperto una società estera, in Bulgaria, la "Suko". Di Pietro qui è socio con Tristano Testa. Tristano Tesa è entrato nel CdA e poi anche nel Comitato Esecutivo della "Brebemi spa", mentre Antonio Di Pietro era al Ministero delle Infrastrutture. Questa società opera con i finanziamenti pubblici ed europei e grande sponsor della stessa è stato il Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, unitamente al "governatore" della Lombardia, Roberto Formigoni. Si leggono nei verbali del CdA della Brebemi le prodighe azioni di Di Pietro a sostegno della Brebemi, anche davanti ai dubbi sollevati dalla Commissione dell'Unione Europea, oltre che la soddisfazione per aver ottenuto, tramite i parlamentari amici, una modifica della legge Finanziaria a vantaggio delle casse della società. Da quando abbiamo pubblicato gli stralci di tali verbali, i nuovi documenti depositati dalla Brebemi sono "omissati" (guarda tu, il caso!).

7)
Antonio Di Pietro ha attivato una partecipazione molto attiva alle lottizzazioni degli Enti e delle Società partecipate ove governa a livello locale, ma anche durante il suo ministero. Abbiamo realizzato una ricostruzione grafica di tali nomine e rapporti a cui rimandiamo integralmente. Vediamo qui solo un esempio, quello dell'Abruzzo, dove dichiara - a seguito dell'arresto di Ottaviano Del Turco - che la "politica in Abruzzo del PD è marcia". L'Italia dei Valori era in quella Giunta presieduta da Del Turco, aveva visto nominati da Del Turco - e da quella "politica marcia" - diversi uomini dell'IdV nell'ente regionale (il Presidente, un Consigliere, un Revisore). Inoltre in quella regione dove la "politica del PD è marcia" il Partito di Di Pietro è in Giunta e Maggioranza in molteplici enti locali, da cui non pare si sia dimesso nessuno, nonostante gli annunci eclatanti di Antonio Di Pietro!

I contatti tra Di Pietro e Cecchi Gori, attraverso Scicchitano 8) Antonio Di Pietro ha promosso ad esempio il suo legale - ed ex candidato dell'IdV - Sergio Scicchitano, nel consiglio di amministrazione dell'ANAS. Oltre a quanto già scritto in merito al soggetto, è emerso il coinvolgimento di Antonio Di Pietro, proprio per il tramite di Sergio Scicchitano, nelle attività di Vittorio Cecchi Gori e nei contatti di questi con soggetti diversi, tra cui alcuni giudici, per la bancarotta fraudolenta della Cecchi Gori Group - Fin.ma.vi. Ciò emerge chiaramente dagli estratti dell'Informativa della Guardia di Finanza alla Procura che ha disposto l'arresto di Cecchi Gori, pubblicati, in stralci, da Repubblica. Ma anche su questo non se ne parla!

Franco La Rupa, indicato ad Amantea da Di Pietro quale simbolo del rinnovamento9) Antonio Di Pietro ha sempre promosso scelte di persone estremamente dubbie. Anche su queste abbiamo scritto ampiamente e ricordato anche del rapporto pubblico con Franco La Rupa, ex Sindaco di Amantea (Comune sciolto per infiltrazioni mafiose), già indagato per corruzione e poi arrestato per i suoi consolidati rapporti con le cosche della ‘ndrangheta. Ma sempre in Calabria, regione dove la massoneria è potente, molti sono gli uomini legati ad ambienti "indecenti" che Di Pietro ha promosso e promuove. Poi c'è la realtà della Campania. Qui il consigliere regionale dell'IdV (anche responsabile provinciale di Napoli) è Nicola Marrazzo, il cui fratello aveva diverse società che operavano nella "partita rifiuti". A tali società è stata negata la certificazione antimafia, a seguito di indagini della DDA, in quanto le società della famiglia Marrazzo sono state indicate qualiriconducibili al clan camorristico dei Casalesi. Il Tar ed il Consiglio di Stato hanno confermato la decisione della Prefettura e negato le certificazioni. Recentemente abbiamo anche ricordato dei rapporti tra uomini e donne di Di Pietro e dell'IdV con gliuomini di D'Alema e Burlando in Liguria, quali i soci della Ital Brokers portati alla ribalta dal libro "Il Partito del Cemento".

10)
Anche i comportamenti di governo e parlamentari di Antonio Di Pietro e dell'Italia dei Valori sono stati abbastanza, crediamo, significativi. Quando i propri voti possono essere determinanti per fermare provvedimenti scorretti e pericolosi non si fa nulla, quando invece i propri voti non sono determinanti allora si può tranquillamente fare i "duri" e conquistare la fiducia di quanti ancora non hanno compreso che i due schieramenti (non solo PDL e PD, ma complessivamente i due schieramenti) sono in realtà complementari. Esempi? Quanti se ne vuole. Vediamone alcuni.

-
Istituzione della Commissione Antimafia nella passata legislatura. Nel voto parlamentare per impedire che condannati eletti potessero entrare a far parte nella Commissione d'inchiesta, l'Italia dei Valori (tranne un solo parlamentare) ha votato con i "nemici" per permettere anche ai condannati di entrare (come poi è stato) nella Commissione Antimafia.

Gianfranco Fini- Istituzione della Commissione d'Inchiesta sul G8 nella passata legislatura. Una Commissione che, alla luce del lavoro svolto dalla magistratura, accertasse anche la responsabilità politica della gestione delle "giornate" di Genova, come ad esempio: perché mentre il Prefetto dormiva nei suoi appartamenti per tutta la durata delle mobilitazioni anti-G8, l'allora Vice-Presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, era in Questura, mentre il suo "colonnello" Bornacin era al Comando regionale dei Carabinieri? Od anche per capire quali siano state le responsabilità dei comandi assegnati ai reparti anti-sommossa durante le manifestazioni; capire quali responsabilità vi sono state nella gestione del Ministro degli Interni e delle Autorità di Pubblica Sicurezza nella dislocazione dei reparti (chi conosceva Genova nella "Zona Rossa" e chi non conosceva la città lungo le strade delle manifestazioni con conseguente disorientamento totale). Non quindi una sovrapposizione alla Magistratura, bensì l'esatto opposto: non delegare alla magistratura il compito della politica! Di Pietro e l'IdV si sono schierati contro la Commissione ed hanno votato insieme a Fini e Scajola!

Lunardi - Di Pietro, perfetta continuità- Grandi Opere e TAV. Antonio Di Pietro, in qualità di Ministro dei Lavori Pubblici, dopo aver promosso tutti gli uomini della gestione Lunardi, ha deciso di sconfessare il Consiglio di Stato! Infatti l'organo giudiziario aveva dichiarato che i progetti, gli incarichi ed i costi delle opere assegnate dal Ministro Lunardi durante il Governo Berlusconi, potevano essere rescissi, per procedere ad una rivalutazione ed assegnazione con una gara d'appalto europea, garantendo anche costi inferiori. Di Pietro invece ha scelto di confermare i progetti, gli incarichi e gli elevati costi che Lunardi aveva fatto su tutte le Grandi Opere e sulla Tav, in piena linea con il voto parlamentare espresso a favore del Ponte sullo Stretto.

Renato Schifani- Insediamento del Senato ed elezione del Presidente - attuale legislatura. Senza che nessuno battesse ciglio, anche tra i banchi dell'Italia dei Valori, un mafioso accertato con sentenza definitiva, quale Giulio Andreotti, ha presieduto la seduta di insediamento del Senato. Ma non basta. La tanto rigorosa "opposizione" ha partecipato in buon ordine alla votazione di Renato Schifani alla presidenza del Senato, seconda carica dello Stato, nonostante fosse risaputo il suo passato di amicizia e affari con uomini d'onore di Cosa Nostra. Infatti, non solo il PD, ma anche l'Italia dei Valori, ha partecipato in silenzio alla votazione, votando scheda bianca, senza minimamente disturbare!

Cirino Pomicino11) Non stiamo a ripetere quanto già scritto in merito ai rapporti con Cirino Pomicino e Patriciello, quelli conla Pizzarotti, l'uomo dei Bingo in Sicilia,... è tutto nel dossier che abbiamo pubblicato già dal marzo 2007 e via via aggiornato.

Ora, fatto questo sintetico - anche se necessariamente lungo - riassunto, ribadiamo:
perché di questi fatti non si parla?
perché di tutto questo il Giornale non parla?
perché su tutto questo Di Pietro non da risposte?

Semplice:
il gioco delle parti prevede di consolidare due blocchi apparentemente contrapposti, da una parte Berlusconi e dall'altra Di Pietro. Si sollevano questioni penali che non c'entrano nulla, in quanto la questione centrale è quella etica, ovvero quella per cui Di Pietro si presenta come "simbolo", quando invece non lo è affatto!

Qualcuno potrà dire: ma perché nessuno parla di tutto questo? Semplice:
perché Di Pietro fa le stesse cose che fanno gli altri, nulla di più, nulla di meno. Lo fa, come gli altri, perché in Italia non esiste alcuna legge sulla responsabilità giuridica dei partiti, tanto che i Bilanci di questi possono tranquillamente essere falsi - anche se il falso in bilancio fosse ancora un reato penalmente perseguibile nessuno potrebbe contestare nulla -. Il capo di un partito in Italia può comprare con i rimborsi elettorali appartamenti o yacht per se, i figli, la moglie o l'amante ed è tutto legittimo, non essendoci alcuna legge che stabilisce il contrario... questa, per fare un esempio molto concreto, è la questione in Italia. Se sollevassero tutto questo, quindi, su Di Pietro, si solleverebbe per tutti... ed il gioco delle parti non vuole rovinare il "gioco", vuole perpetuarlo! La disinformazione è anche questo: far credere, ciascuno ai propri, che lo scontro si fa duro, quando invece, è il banco che vince sempre, perché al banco sono seduti tutti... a perdere sono solo i cittadini, ma finché i cittadini non si svegliano - o per meglio dire: non vogliono svegliarsi - nulla potrà cambiare!



lunedì 11 gennaio 2010

Lo "sperpero continuo" di danaro pubblico




ORAS

Genova, domenica 10 gennaio 2010

Caro presidente - nonchè candidato alle prossime elezioni regionali,

ti scrivo queste righe dopo aver letto l'articolo pubblicato in data odierna dal SECOLO XIX sulle pagine dell'edizione del Levante a firma Badinelli.
Premetto che nutro la speranza che tu conosca l'attività che l'associazione che coordino - ORAS - ha promosso sulla questione oggetto dell'articolo citato.
Se così non fosse, ti offro la possibilità di farlo adesso andando all'indirizzo: http://portodilavagna.blogspot.com/ , dove troverai la massa documentale necessaria a comprendere i punti focali della questione che svilupperò qui di seguito.
Ti comunico, comunque, la mia disponibilità a fornire ai tuoi uffici qualsiasi ragguaglio necessario.
Veniamo dunque all'articolo citato e all'argomento principale che risulta essere il "danno conseguente alla mareggiata" e leggiamo quanto riporta la Badinelli, tra virgolette, quindi presumendo che sia frutto del tuo pensiero, espresso con la voce <<Non abbiamo la pretesa di accontentare tutti, ma vogliamo dare un po’ d’ossigeno a chi dovrà rimediare ai guasti del maltempo. Il provvedimento passerà in consiglio il 19 gennaio o a metà febbraio, prima dello scioglimento dell’assemblea in vista delle elezioni regionali. Nel frattempo, la giunta predisporrà i criteri di accesso ai finanziamenti...>>.
Mi piace il ricorso ad un vocabolo ecocompatibile quale è "ossigeno" invece di usarne uno di impianto capitalista quale potrebbe essere "danaro" oppure anche il volgarissimo "soldi" o, in estrema ipotesi, il nostro "palanche"!!
Mi piace che tu, vecchia volpe comunista, sia capace di scostarti abilmente dalle tesi, ormai rimaste solo alla sinistra critica, che vedono l'anticapitalismo quale unica versione di un possibile modello politico........ti sposti al centro e fai bene, potresti anche sopravvivere un'altro po', magari grazie alle "riserve energetiche/lipidiche" di Monteleone.
Mi piace che tu "corra in aiuto" a dei soggetti che ben difficilmente ti hanno dato preferenze in passato e che oggi, con quel misero 0,3 % che ti fa stare sopra Biasotti, fai bene ad incantare con qualche "mussa" la platea di ascoltatori (siamo genovesi no ?).
Mi piace perchè renderai la vita più difficile al tuo rivale e, se lui vincerà, vorrà dire che avrà imparato qualche cosa dei dettati della "terza internazionale" ( te li ricorderai almeno nei passi fondamentali, spero ).. e quindi sarà più "capace" a sopravvivere.
Mi piace poi, anzi mi piacciono assai, i provvedimenti presi allo scadere dei mandati.......fanno tanta tenerezza, perchè sono immagine di grande debolezza!
Mi piace poi sapere che "la giunta predisporrà i criteri di accesso ai finanziamenti"; è un colpo da maestro! Per chi è in grado di capire il senso "terzointernazionalista" significa quanto segue: NON PRENDERANNO I SOLDI I DANNEGGIATI ( A FONDO PERDUTO, OVVIAMENTE ) ma individueremo criteri che saranno solo ed esclusivamente "clientelari"!
Ora, dopo aver "confessato" i miei punti di gradimento, voglio dirti cosa non mi piace:
Non mi piace e non mi è mai piaciuto che gli amministratori pubblici gettino nel cesso i soldi dei cittadini, a questo, semmai, pensano già i malviventi che gestiscono i tributi......la questione Publiconsult, San Giorgio, Tributi Italia non ti dovrebbe essere sconosciuta; in quel caso puoi chiedere a Pericu che dovrebbe averne ricordo anche se, penso, abbia esercitato un metodo di "rimozione"!
Non mi piace che tu prenda la parola in una sede - il comune di Lavagna - che della pessima abitudine di cui sopra (gettare i soldi pubblici nel cesso), ha fatto cartello elettorale e a questo proposito ti rimando alla lettura del bilancio del comune, alla lettura degli ultimi articoli del SECOLO XIX che affrontano l'argomento delle casse comunali ormai "svuotate", a qualche chicca, sconosciuta ai più, tipo i miliardi di lire che il sig. Jack Rock Mazreku, gestore del porto, deve alla collettività italiana sotto forma di canoni di concessione mai pagati (così come mai li hanno pagati i suoi predecessori della Cala dei Genovesi), di tributi locali e di oneri concessori rappresentati, per esempio, dal ripascimento annuale delle spiagge onde ristabilire la linea di costa preesistente; voglio ricordarti che siamo ancora in attesa che la dirigente dell'ufficio TARSU di Lavagna attivi le norme che le consentono di recuperare almeno tre milioni di euro di imposta che il sig. J.R.Mazreku ha incassato dagli utenti ma ha "scordato" di versare al comune; ad un comune che "deve" - per sanare le casse - imporre il pagamento della sosta a chi va all'ospedale per visitare i parenti/degenti!!
Voglio altresì ricordarti che un tribunale della Repubblica Italiana, quello di Genova, ha condannato il "concessionario" del porto di Lavagna a ripascere le spiagge del comune sino al termine del contratto concessorio nell'anno 2024; voglio ricordarti anche che la Porto di Lavagna spa, di cui J.R.Mazreku è amministratore, ha contestato il suo "obbligo" e, come ben dovresti sapere, il comune di Lavagna, anzichè attivare una sola delle numerose procedure disponibili, ha chiesto, non più di un anno fa, un finanziamento regionale per ottemperare alle mancanze contrattuali del gestore (chiedi a Vaccarezza e ad Armanino).
Se mai tu volessi approfondire, non farti ingannare dalle sciocchezze di quella amministrazione che ha, tra l'altro, gratificato il sig. J.R.M. del dono di ben 3 milioni di euro di ICI arretrata perchè - così disse l'amministrazione nel 2007 - "volevamo evitare i contenziosi !?!?
Non mi piace quindi che tu, oggi, spenda danaro pubblico in una direzione che non deve essere così "automatica e generalizzata" e ti suggerisco, quindi, di sollevare le imprese danneggiate, di risollevare il turismo ( se ne hai una "visione"), di mettere in grado il territorio di riprendersi creando ricchezza ma, prima di ogni cosa, attivati a recuperare i danari (chiamiamoli "ossigeno"...và) che il sig. J.R. ha bellamente trasferito alle isole Cayman così come è arcinoto ai pubblici amministratori della "ridente cittadina del Levante" che ti ha ospitato.
Chiudo con qualche chiarimento:
sono naturalmente conscio che tu voglia proseguire "senza macchie" la tua carriera di politico/amministratore ma, ti suggerisco, di evitare di circondarti sempre più e sempre più intensamente di yes men e di adulatori clientelari; credo che la situazione, che alcuni non vogliono vedere - e non ti vorrei tra questi - stia voltando al peggio e che occorra, ad un buon amministratore, una "visione" che tenda a costruire ricchezza territoriale intrinseca (sei un ingegnere e devi comprenderla meglio di altri); il percorso che porta a questo risultato passa per la volontà di leggere bene le critiche e farne tesoro.................
Nel 2005 sei stato favorito da due immense "porcate": il "dono" delle firme false che ti abbiamo messo sul piatto e la "rinuncia" di Biasotti a contestare le schede annullate a seguito della "dolosa" interpretazione dell'esito del voto disgiunto data dai presidenti di seggio, voluta "lassù dove si vuole ciò che si puote".
Buon anno, non solo a te, ma, in particolare, al popolo che deve digerire ciò che ancora per qualche mese uscirà dal tuo lavoro.
a.p.

sabato 26 dicembre 2009

La lettera di buon anno a tutti i sindaci levantini




ORAS 1 gennaio 2010
Oggetto: consulta permanente dei sindaci del Levante

Questa lettera, introduttiva ad un progetto che sarà descritto in una successiva comunicazione, si prefigge di indicare e sollecitare una visione di arricchimento dell'area geografica comunemente definita "Levante".
Molti indicatori, già da tempo, sollecitano una forte presa di coscienza della nuova realtà che si sta' definendo in merito alla futura possibile riorganizzazione della vita sociale levantina.
Alcuni di questi indicatori si offrono all'interno di una visione economico/politica di dimensione planetaria e, probabilmente, sarà opportuno limitarsi alla loro indicazione, senza doverne aprire un percorso di approfondimento.
Sono quelli che riguardano il cosiddetto "governo mondiale" e vale la pena liquidarli, per ora, riportando una dichiarazione rilasciata da un personaggio certamente noto a tutti: “Un colossale e onnicomprensivo ingranaggio invisibile a molti, manovra il sistema da lontano. Spesso cancella decisioni democratiche, prosciuga la sovranità degli Stati e si impone ai governi eletti”. (Il Presidente brasiliano Lula al World Hunger Summit del 2004.)
Sono problemi che interessano i governanti degli stati nazionali, che , in qualche modo, dovranno modulare i loro metodi amministrativi per non far travolgere le nazioni loro affidate.
Ai sindaci, che governano da "vicino" e che sono espressione ancora legata al mondo della conoscenza diretta con i cittadini amministrati, queste cose interessano assai poco; principalmente per la impossibilità di rapportazione e intervento, secondariamente perchè hanno ad oggetto ricchezze prevalentemente monetarie, dunque virtuali e non certamente intrinseche come sono, invece, i territori loro affidati in gestione.
I territori affidati ai sindaci posseggono ricchezze rilevanti - e destinabili al miglioramento continuo della qualità della vita dei cittadini - che sono rilevabili solo riconfigurando la visione amministrativa d'insieme, per sostituirla a quella attuale.
Decenni di amministrazione pubblica indirizzata alla introduzione del criterio di "trasferimento delle risorse", hanno generato una visione falsa della conduzione dei comuni e delle aree intercomunali.
Decenni di colossali opere di disinformazione hanno prodotto uno spropositato sistema di "deleghe" volte a produrre i disastri di cui, oggi, è un esemplare modello Tributi Italia, ex San Giorgio, ex Publiconsult, ex Socea ecc.che ogni sindaco ha il dovere di conoscere assai bene!
Questo è uno dei molti risultati del " colossale e onnicomprensivo ingranaggio invisibile a molti " di cui parlava Lula nel 2004, mettendo in guardia i governanti del mondo intero.
I sindaci hanno possibilità immense se solo riflettono su due determinanti fattori che alimentano questa posizione prestigiosa e sino ad ora trascurata:
Il primo consiste nella possibilità loro concessa di "fare patti da vicino" con i cittadini; i patti debbono essere intesi come risposte di arricchimento e non certo come sistema di distribuzione delle elemosine derivanti dai trasferimenti.
Il secondo si fissa sulla possibilità di produrre ricchezza d'area - generalmente intercomunale - che sia di valore intrinseco ed inalienabile, dunque inattaccabile dall'ingranaggio succitato.
Per ottenere il doppio beneficio: buona amministrazione riconosciuta e miglioramento della qualità della vita, è previsto che i sindaci agiscano in una visione d'insieme regolata da confini che non debbono mai essere posti secondo il criterio di "calata" dai sistemi di governo sovraordinati.
L'esempio più evidente di questa "possibilità" si manifesta oggi con la questione del tunnel Rapallo/Fontanabuona; il percorso fin qui seguito è eccellente e deve rinforzarsi ulteriormente per evitare l'infiltrazione - che genera debolezza, e distruzione - di coloro che, anche inconsapevolmente, agiscono a vantaggio del già citato " colossale e onnicomprensivo ingranaggio invisibile a molti " che ha lo scopo di ridurre a zero le ricchezze intrinseche territoriali, per affermare i postulati della banca mondiale, il primo dei quali prevede profitto completamente slegato dall'area di produzione, dunque sempre in movimento.
All'interno dell'area levantina vi sono personaggi riconosciuti come "agenti" di questo devastante sistema, che tramano da tempo verso il graduale e continuo impoverimento dell'area, di cui molti amministratori sono titolari del "mandato ad agire", pur non rendendosene conto e dunque generando una ricaduta negativa sul territorio di appartenenza.
La costituzione di una consulta permanente dei sindaci del Levante, che comprenda entroterra e costa, assume oggi una evidente e necessaria risposta alla necessità, sempre più pressante, di preparare i territori affidati alla prossima e più violenta aggressione del sistema che sia mai stata messa in atto; l'impoverimento monetario che è alle porte avrà ritorni devastanti se non si da' provvedimento quanto mai rapido alla questione.
L'invito ad agire rivolto da ORAS ai sindaci destinatari di questo documento - ed esteso, attraverso loro, a tutti i cittadini del Levante - scaturisce dalla lettura degli elementi di conoscenza territoriali, e non, che avvertono, ormai da tempo, della urgente necessità di fare azione forte in una visione di "comunismo naturale" che è ben distante dalle impostazioni ideologiche fin qui seguite, e generate tutte - per suo solo interesse -,da quell' "ingranaggio invisibile",e perciò onnipresente, che ha prodotto il disastro visibile.
Grazie, buon lavoro
ORAS
a.p.

Osservatorio Regionale Anomalie del Sistema
oras.genova@gmail.com

giovedì 24 settembre 2009

Ecco una terribile notizia ! IRIDE, più disastri che benefici!

Una sorta di trattatello di "follia pura" smentito dall'intero settore progettuale del mondo occidentale !

Leggere e ridere è una cosa sola!

Dove vogliono portare il mondo ? Ad uno sfascio prematuro ?

Il responsabile del servizio idrico integrato di IRIDE spa, Ennio Trebino sostiene che tra le sfide più annose restano i depuratori, in particolar modo quelli lungo la costa: «il depuratore di Santa Margherita e Portofino sarà ultimato nel 2010 con un investimento di 15 milioni di euro, a fine anno entrerà in servizio il depuratore di Quinto, sette milioni di euro sono stati investiti per canalizzare le acque di Punta Vagno ed è allo studio il revamping dell'impianto di Recco e un nuovo impianto per Rapallo».
Altri lavori dovranno essere effettuati, nella fase che terminerà nel 2015, per potenziare il depuratore della Valle Scrivia, per la collocazione del nuovo impianto di Recco, per la creazione del nuovo depuratore dell'Entella (l'impianto consortile di Chiavari, Lavagna, Carasco, Zoagli e altri comuni), per la progettazione del nuovo depuratore di Rapallo, e per la costruzione ex novo dei depuratori della Valfontanabuona e della Val Petronio.
Contro i miasmi del depuratore di Cornigliano - nell’immediato Ponente genovese - occorre un altro impianto. Ne è convinto anche l'assessore comunale Carlo Senesi, che assieme all'azienda che ha in gestione dall'Ato il sistema delle acque bianche e delle acque nere, sta discutendo in queste settimane sulla possibilità di inserire il suo vero punto debole nella lista degli interventi da eseguire da qui al 2015: il depuratore di Campi, ormai da anni sotto accusa per i cattivi odori. «Serviranno almeno tre anni di lavori - sostiene Gianluigi Devoto, amministratore di Iride Acqua Gas - e un'area diversa da quella attuale. Questo depuratore è del 1980, e nel costruirlo allora non si calcolò una crescita di industrie e abitanti come quella registrata negli ultimi anni». A Cornigliano, informano i tecnici di Iride, è stato potenziato il trattamento dell'aria e sono in corso interventi da 152 mila euro per creare una migliore compartimentazione all'interno del depuratore. Intanto Iride traccia un bilancio dei lavori eseguiti in questi anni e illustra una previsione di quelli che per legge andranno eseguiti al più presto ed entro il 2015. Tra il 2009 e il 2015 Iride prevede di dover investire oltre 300 milioni di euro; fino ad oggi, in questi anni, ne ha impegnati e utilizzati altri 145.